martedì 18 aprile 2017

Freschi di stampa, 1917-2017 (6)

Freschi di stampa, 1917-2017 (6)

È ufficiale. La nuova Russia vuole la pace.

E la Germania? E l’Inghilterra? E gli altri?

Anche l’ADL del 14 aprile 1917 apre con una titolazione a tutta pagina: «Astuzie imperialiste in opera: La paura del contagio rivoluzionario, consiglia al Kaiser la lusinga e la frode».

    Lenin è partito da qualche giorno e sta per arrivare a San Pietroburgo. Altri quattrocento esuli russi, e la stessa Angelica Balabanoff tra loro, stanno svolgendo intense trattative con la diplomazia tedesca per poter rientrare anch’essi in patria.

L’editoriale si occupa prevalentemente delle conseguenze della Ri­vo­lu­zione russa sulla Germania, dove nel marzo 1917 la SPD e i Li­be­ral-progressisti (FVP) si erano espressi a favore di una riforma del si­ste­ma elettorale prussiano, incontrando l’opposizione delle destre e del Cen­tro, che difendevano invece antichi privilegi. Nel frattempo, però, a San Pietroburgo si era consumato il “regime change” di Febbraio. E i Na­zional-liberali tedeschi di Stresemann, sorprendentemente, si schie­ra­rono a favore della  riforma come pure di un certo grado di par­la­men­ta­rizzazione del Reich: a pattto che i socialdemocratici avessero però confermato il loro sostegno ai “crediti di guerra”. In altre parole, la classe dirigente prussiana intendeva continuare il terribile conflitto. Contro questa ipotesi di baratto politico si scaglia l’editoriale dell’ADL che reca il titolo «TROPPO TARDI!». Leggiamo:

    «Le lotte per il suffragio universale per la Dieta prussiana hanno dominato tutta la politica della classe lavoratrice germanica durante gli ultimi decenni. Chi non ricorda le battaglie parlamentari ed extraparlamentari e le intense agitazioni che la parte cosciente del proletariato prussiano ha condotto a mezzo dei propri rappresentanti e scendendo in piazza per conquistarsi l'elementare diritto politico al suffragio universale diretto e segreto?

    Era una lotta formidabile, il cozzo di due interessi, di due idealità, di due mondi. La Prussia costituisce da un pezzo il baluardo della re­a­zio­ne mondiale; ivi imperano i rappresentanti di quelle caste e classi me­dioevali, il cui predominio e la cui esistenza stessa sono in­com­patibili coll'attuale struttura sociale, colla prevalenza che nella vita pubblica sempre più acquista l'elemento proletario. (...) E coloro che con arroganza senza pari (...) negavano il diritto di voto, lo facevano non tanto per ragioni politiche (...); la divisione in classi non doveva essere abolita neppure al cospetto del Parlamento prussiano. Lo schiavo doveva rimanere schiavo, come il “signore” doveva rimanere “signore” anche là, e soprattutto là ove si dettano le supreme leggi che regolano la vita materiale, politica ed intellettuale della popolazione.

    Se così non fosse stato, se non si fosse trattato d'una lotta di classi vera e propria, ma di un semplice episodio politico, i “signori” o il Kai­ser che sia, avrebbero ceduto da un pezzo ai moniti che venivano da tutte le parti, ed avrebbero ceduto alle pressioni del proletariato ed ai segni dei tempi (...) Se la lotta del proletariato fosse stata più ef­fi­ca­ce ed avesse minacciato in modo più immediato i privilegi degli on­ni­potenti, forse la guerra sarebbe stata soffocata nel germe. Cioè, prima di scatenarla le classi dirigenti, e non in Germania soltanto, si sa­reb­bero detto che per quanto seducente la possibilità di aumentare il pro­prio potere e le proprie ricchezze, bisognava pur tener conto della e­ven­tualità di perdere tutto nella lotta con un proletariato cosciente dei suoi diritti, deciso e capace di approfittare – conformemente ai sug­ge­rimenti del Congresso Internazionale di Stoccarda – della crisi eco­nomica e politica provocata dalla guerra per accelerare la caduta del capitalismo.

    Purtroppo le classi dirigenti non hanno avuto tale timore e le masse si sono mostrate ancora una volta ligie agli interessi degli imperialisti. Da schiavi hanno combattuto per i “signori”, per quegli stessi "si­gno­ri" che negavano loro il diritto alla vita politica e li condannavano a una esistenza di sfruttati e di oppressi.

    Ora – dopo tre anni di sterminio – le classi dirigenti si degnano di riconoscere che le masse hanno mostrato di meritare... l'accesso alla vita pubblica. (...) Ora quando non c'è più niente da salvare dalla morte o dalla fame, ora i “signori” si degnano di concedere alle masse dissanguate e affamate il grande onore di essere pareggiate a loro – i parassiti – nel diritto di voto ecc. ecc.

    Troppo tardi!, deve rispondere il proletariato tedesco. A meno che voglia rinunziare al suo compito rivoluzionario, alla sua dignità di classe. Non ci sono più zuccherini, o riforme, o promesse che possano diminuire il rancore degli oppressi verso i loro oppressori. (...) Un “diritto” che ora si concede al popolo per far dimenticare ciò che non deve essere dimenticato, per perdonare ciò che non deve essere perdonato.

    Il suffragio universale elargito in questo momento non può che avvicinare il giorno in cui il popolo si ricorderà di essere chiamato dalla storia (...) e saprà agire conformemente.

    Il popolo russo insegna. Esso non si appaga dei diritti portatigli dalla rivoluzione, tale dev'essere la risposta del popolo [prussiano, tale da negare alla bor]ghesia il diritto di valersi del proletariato per il conseguimento dei suoi scopi imperialistici.

    Abbasso la guerra, evviva la rivoluzione!, tale dev'essere la risposta del popolo prussiano.» (ADL 14.4.1917)

Segue una serie di articoli più brevi. "L'INTESA IN IMBARAZZO" titola il taglio basso in prima, che prosegue così:

    «Dunque il Governo russo ha parlato in forma ufficiale. Ed ha detto: “Noi rinunciamo ad ogni conquista territoriale”. Cosa significhi questa affermazione venuta oggi, dopo il grande fatto rivoluzionario di Pietroburgo, si può bene comprendere in tutta l’estensione del termine per tutte le importanti ripercussioni che non tarderanno a manifestarsi.

    Cade opportuno ricordare il perché la Russia czarista è entrata in guerra (...):

    L'Armenia alla Russia, larga parte dell'Anatolia alla Russia, Costantinopoli e gli Stretti alla Russia; la Polonia austriaca e tedesca alla Russia; la Serbia, ingrandita fino a Durazzo ed a Fiume, sotto il dominio di fatto della Russia. Questi i propositi svelati. Per questo il popolo russo ha dovuto versare fiumi di sangue.

    La “rinunzia alle conquiste territoriali” è una rinunzia agli scopi della guerra della Russia, è la rinunzia implicita alla guerra stessa.

    Lo scopo è venuto a mancare. Vi sono, è vero, i nemici tedeschi entro il proprio territorio, vi sono legami con gli Alleati che non si possono stroncare con un taglio di forbici. Vi è l'impossibilità di finire la guerra in un batter d'occhio. È vero. Ma vi è il fatto importante: che la Russia ufficiale non ha più altro obbiettivo per la guerra all'infuori della eventuale minaccia alla rivoluzione.

    E l'Inghilterra? Come fare con l'Egitto? Come fare con Cipro e con le altre isole turche; come fare con la Mesopotamia e con la perla del Tigri: Bagdad? Come fare con le colonie tedesche?

    E la Francia: come fare con la Siria? E con la spartizione delle colonie tedesche e dell'Asia turca?

    E l'Italia? Come fare con Vallona e con l'Albania, e con Smirne e con l'Anatolia?

    Rinunziare anche esse?

    Ma allora si rinunzia allo scopo della guerra.

    Impossibile! Qui non vi è ancora una rivoluzione che lo imponga. (...) Ed allora? Allora la maschera imperialista è strappata dal loro volto.

    È questo un primo effetto della rivoluzione russa: disaccordo negli scopi di guerra, fra gli alleati concordi del ieri.

    Formidabile scudisciata che il popolo russo dà ai governanti dei paesi alleati; formidabile stimolo ai popoli a ché comprendano la verità è uniformino alla verità ed alla giustizia la loro azione, quell'azione da cui può derivare la loro salute: l'azione rivoluzionaria.» (ADL 14.4.1917)

Come si vede, l’analisi della situazione post-rivoluzionaria (scritta o ispirata da Angelica Balabanoff) è piuttosto lucida. La strada più ra­gionevole per la stessa borghesia europea sarebbe muovere verso una pace “senza condizioni e senza annessioni”, ma questa via non verrà imboccata a causa degli interessi imperiali dei vari paesi europei: Ci­pro, Egitto, Mesopotamia, Siria, Turchia, Armenia, Albania, Ana­to­lia e via elencando.

    Non mancano, tuttavia, in ciascun Paese d’Europa coscienze pa­ci­fiste a sostegno delle posizioni di un socialismo ragionevole. E l’ADL ne offre una breve carrellata. Sotto l’editoriale un trafiletto senza titolo riporta alcuni brani dal discorso di Hugo Haase al Reichstag tedesco. Eccone il passo più significativo:

    «Chi appoggia la politica di guerra si fa complice di questa spaventosa catastrofe. Noi chiediamo l'immediato inizio di un armistizio, che conduca a una pace senza annessioni, senza indennità di guerra sulla base del diritto dei popoli a decidere delle proprie forze. Ma noi non abbiamo fiducia in questo governo. Iddio toglie il senno a coloro che egli vuol perdere». (ADL 14.4.1917)

Un alto trafiletto di taglio basso riferisce che alla Camera dei Comuni britannica il deputato Ponsonby pone ai fautori della “guerra punitiva” le seguenti domande:

    «Chi dunque dev'essere punito in Germania? Dev'essere punito il popolo, devono essere puniti i lavoratori tedeschi? Con la guerra voi non colpite i “junkers”, voi non colpite Tirpitz o il Kaiser. Col prolungare la guerra voi colpite il popolo della Germania, non solo, ma quello della Francia, della Russia, dell'Italia e del nostro paese». (ADL 14.4.1917)

Che cosa sarebbe stato se...? Domanda inutile. Come disse Haase di fronte alla Dieta tedesca: “Iddio toglie il senno a coloro che egli vuol perdere”. Ed egli in quel tempo, evidentemente, volle perdere l’Euro­pa. – (6 – continua)

Nell’anno delle due rivoluzioni russe l'ADL di allora poté “coprirle” entrambe con materiale di prima mano. Ciò grazie soprattutto ad An­ge­li­ca Bala­banoff, fautrice de­gli stretti legami tra i so­cia­listi ita­liani e russi impe­gna­ti, insieme al PS svizzero, nella gran­de campagna di “guerra alla guerra”. Campagna lanciata con la Con­fe­renza di Zimmerwald. E culminata nella Rivoluzione d'Ottobre.

CONVEGNO - Il pericolo non dovrebbe essere il mio mestiere. Il giornalismo tra censure, minacce e guerre

TRIENNNALE DI MILANO

FESTIVAL DEI DIRITTI UMANI

In collaborazione con FNSI e Articolo21

Andrej Mironov (1954-2014) e Andy Rocchelli (1983-2014)

L’Ucraina di Rocchelli e Mironov

"Due persone sono state uccise: Andrea Rocchelli e Andrej Mironov. Adesso l’obiettivo è questo: caro Governo italiano devi chiedere a quello dell’Ucraina di far luce su questa vicenda" - questo è e resta l’appello di Beppe Giulietti e della Famiglia Rocchelli a tre anni dalla morte dei due giornalisti in Ucraina.

Al Palazzo della Triennale, viale E. Alemagna, 6

Parco del Castello sforzesco – Salone d’Onore

Mercoledì, 3 maggio 2017 – dalle ore 16.30

Ospiti:

Giuseppe Giulietti Presidente FNSI;

Rino Rocchelli e Elisa Signori genitori di Andy Rocchelli;

Alessandra Ballerini avvocato;

Anna Cataldi giornalista e scrittrice;

Nadia Azhghikina Federazione Europea dei Giornalisti;

Ahmet Insel giornalista turco;

Paolo Borrometi giornalista minacciato dalla mafia;

Michele Albanese giornalista minacciato dalla mafia;

Amalia De Simone giornalista minacciata dalla mafia;

Anna Del Freo Federazione Nazionale Stampa Italiana;

Gabriele Dossena Ordine Lombardo dei Giornalisti;

Paolo Perucchini Associazione Lombarda dei Giornalisti

Al termine del convegno

si potrà visitare la mostra:

Dall’ultimo fronte.

L’Ucraina di Andy Rocchelli e Andrej Mironov.

martedì 11 aprile 2017

Nell'ottantesimo anniversario del sacrificio di Carlo e Nello Rosselli

Dalla Fondazione Rosselli di Firenze

http://www.rosselli.org/

Per ricordare l'ottantesimo anniversario del sacrificio di Carlo e Nello Rosselli (1937-2017) la Fondazione Circolo Rosselli ha messo in cantiere una serie di iniziative. Diamo conto di quelle già definite.

Martedì 6 giugno a Parigi, presso l'Istituto Italiano di Cultura (50 rue de Varenne), una giornata di studio con relazioni di Marco Bresciani (Università di Pisa), Olivier Dard (Université Paris-Sorbonne), Francesco Margiotta Broglio (Univewrsità di Firenze), Michele Mioni (IMT Lucca), Isabelle Richet (Université Paris Diderot), Francesca Tortorella (Università di Strasburgo), Eric Vial (Université Cergy-Pontoise), Simone Visciola (Università di Tolone). Presiedono le sessioni Valdo Spini (Fondazione Circolo Rosselli) e Alessandro Giacone (Università di Grenoble).

    Al termine dei lavori, alle ore 19, ci sarà una iniziativa pubblica, coordinata dal direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, dr. Fabio Gambaro, e sarà proiettato il documentario prodotto dalla RAI TV Il caso Rosselli. Un delitto di regime.

    Contemporaneamente, sarà allestita la Mostra sui fratelli Rosselli prodotta dalla Fondazione Circolo Rosselli

Mercoledì 7 giugno, a Bagnoles de l'Orne, presso il monumento che ricorda Carlo e Nello Rosselli, su invito delle autorità locali, si svolgerà una cerimonia di commemorazione. Ci volesse prenotarsi per il pullman che trasporterà i partecipanti da Parigi a Bagnoles de l'Orne può rivolgersi all'indirizzo: fondazione.circolorosselli@gmail.com.

Venerdì 9 giugno, giorno dell'ottantesimo dell'uccisione, alle 9.30 verranno deposte corone alla tomba dei Rosselli a Trespiano. Alle ore 11 si svolgerà un'iniziativa all'Archivio di Stato di Firenze, in Piazza Beccaria.

Martedì 13 giugno è prevista una iniziativa all'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, regione autonoma della Catalogna, in Spagna.

La Fondazione Circolo Rosselli mette a disposizione per i circoli locali che vogliano organizzare iniziative relative all'anniversario del sacrificio di Nello e Carlo un logo ufficiale, che può essere richiesto sempre all'indirizzo fondazione.circolorosselli@gmail.com. Analoga richiesta può essere fatta per la mostra che consta di 20 pannelli, disponibile anche in versione informatica.

giovedì 30 marzo 2017

Freschi di stampa, 1917-2017

Nell’anno delle due rivoluzioni russe l'ADL di allora poté “coprirle” entrambe con materiale di prima mano. Ciò grazie soprattutto ad An­ge­li­ca Bala­banoff, fautrice de­gli stretti legami tra i so­cia­listi ita­liani e russi impe­gna­ti, insieme al PS svizzero, nella gran­de campagna di “guerra alla guerra”. Campagna lanciata con la Con­fe­renza di Zimmerwald. E culminata nella Rivoluzione d'Ottobre.

Questa settimana ripubblichiamo ampi stralci tratti da due testi apparsi in prima pagina sull'ADL del 31 marzo 1917.

LA RIVOLUZIONE RUSSA

 «Sulla Russia sono fissi oggi gli occhi di tutto il mondo. Guardano tremebondi i governanti, i dominatori; guardano ansiosi, pieni di speranza e di fede, gli sfruttati, i calpestati di tutta la terra.»

«Al divampare delle fiamme rivoluzionarie, il 9 corrente, le notizie del grandioso movimento giunsero telegraficamente ai Gabinetti d'Eu­ropa.»

«Prima cura delle borghesie fu quella di nascondere il fatto ai po­po­li. Poi, a piccole dosi, giorno per giorno la verità si è fatta strada. (...)».

«Dal “gesto magnanimo” dello czar, e dalla “rivoluzione per la guerra”, siamo passati alla “rinuncia volontaria” del nuovo czar Mi­chele, all'internamento “volontario” dei sovrani spodestati, alla loro “prigionia”, all'arresto di Ministri, Generali, poliziotti (...)».

«È tutta qui la verità? Non sappiamo. Intuiamo che nei giorni che seguiranno altro sapremo: altro che ci farà balzare il cuore di gioia, e che farà spegnere forse nei biechi reazionari di tutta Europa, di tutto il mondo, l'ultima speranza che il movimento rivoluzionario di Russia sia stroncato (...)».

«Altro intuiamo.»

«Comprendiamo lo spasimo borghese; ci rendiamo conto dello spa­simo nostro. (...) la borghesia sta facendo il suo dovere, rap­pre­sen­tato dal suo interesse. E cerca l'inganno, la censura, e prepara strumenti di oppressione. (...) I socialisti, quelli che tennero fede, d'innanzi al fatto della guerra, al principio internazionalista, lo stanno facendo (...)».

«Il fenomeno è grande, grande la ripercussione.»

«Prepariamoci. Se l'ora è matura anco per noi, che l'ora ci trovi al no­stro posto, sicuri, fidenti, temprati e forti! Abbasso la guerra! Ev­­vi­va la rivoluzione sociale!» (ADL 31.3.1917)

 

Un manifesto del Partito socialista russo

Cittadini!

«La capitale si trova nelle mani del popolo, una parte delle truppe s'è unita ai ribelli. Il proletariato rivoluzionario e l'esercito rivoluzionario salveranno il paese dalla rovina totale verso la quale lo spingeva il Go­verno dello czar. La classe lavoratrice e l'esercito rivoluzionario for­me­ranno il Governo provvisorio, si assumeranno l'incarico di creare e con­solidare il nuovo stato repubblicano, proteggeranno i diritti del po­polo, solleciteranno la confisca fondiaria, della proprietà ecclesiastica, onde questa possa passare nelle mani del popolo, introdurranno la gior­nata di otto ore e convocheranno un'assemblea costituente basata sul suffragio popolare.»

«Il Governo provvisorio considera altresì per un suo dovere di prov­vedere immediatamente all'approvvigionamento dell'esercito e del­la po­polazione civile mercé la requisizione dei viveri accumulati dal Go­verno precedente e dalle amministrazioni comunali. Ancora il mo­stro della reazione può alzare la testa; è compito del popolo di sof­fo­care tut­te le tendenze liberticide, antirepubblicane.»

«Il Governo rivoluzionario ha la ferma intenzione di entrare in comunicazione con i proletari di tutti i paesi belligeranti per met­tere rapida fine alla carneficina dei popoli.» (ADL 31.3.1917)


martedì 14 marzo 2017

UNA STORIA DA FAR CONOSCERE

LETTERA

"Sciopero di due ore su ogni turno, alla Oerlikon di Rivoli per protestare contro il licenziamento di un operaio invalido al 100 %. Per tutta la giornata di mercoledì 8 marzo Fiom, Fim e Uil hanno proclamato lo stato di agitazione e definito «inaccettabile» la decisione dell’azienda, leader nel campo della produzione di ingranaggi e componenti per la trasmissione. Per il futuro non è escluso il ricorso a un’intera giornata di sciopero a livello nazionale che coinvolga anche gli altri stabilimenti piemontesi e il sito di Bari.

Protagonista involontario della mobilitazione sindacale è Antonio Forchione, 55 anni, appena rientrato al lavoro dopo un lungo periodo di convalescenza. «Ho subito un trapianto di fegato a luglio e, lunedì scorso ho rimesso piede in azienda, scoprendo di essere stato licenziato. La motivazione? Ho una disabilità del 100% e non posso più stare in officina. Insomma, sono diventato inutile. Io però penso che potrei continuare a fare lavoro d’ufficio o di magazzino, anche demansionato».

Dopo 37 anni di lavoro, 27 trascorsi nella fabbrica di Cascine Vica, ad Antonio mancano ancora 5 anni per raggiungere la pensione: «L’azienda non ha informato le Rsu e ha fatto offerte ridicole al lavoratore, che giustamente le ha rifiutate – spiegano i rappresentanti sindacali –. Non si può trattare in questo modo un uomo che ha dato buona parte della sua vita per la sopravvivenza di questo stabilimento».

Siamo arrivati a questo punto nello scivolare all’indietro della condizione materiale di lavoro e di vita, nell’inasprirsi ulteriore delle logiche di sfruttamento, nello smarrimento globale che investe il mondo del lavoro, nell’incapacità di trovare ragioni di solidarietà.

Per fortuna, in questo caso, sembra emerga un sussulto di responsabilità, un guardarsi in faccia, un dirsi – appunto – "ma dove siamo arrivati?".

L’immutabile logica del padrone deve ritrovare il contrasto forte di una affermazione dell’altrettanto insopprimibile ragione di classe.

Altrimenti, di caduta in caduta, si arriverà al fondo del ritrovarsi in una condizione simile a quella antica dei servi della gleba

F. A., Savona