martedì 25 gennaio 2011

LA SELVA DELLE LETTERE

DOCUMENTARI REALIZZATI DA LUIGI BONESCHI ANDRANNO PROSSIMAMENTE IN ONDA SU TV2000

________________________________

www.tv2000.it<http://www.tv2000.it/>

________________________________

Autore


Trasmissione


Replica

Ignazio Silone


Giovedì


Domenica

27.01.2011


30.01.2011

ore 20.00


ore 10.00

Clemente Rebora


Sabato


29.01.2011

ore 22.35

Ippolito Nievo


Giovedì


Domenica

03.02.2011


06.02.2011

ore 20.00


ore 10.00


TV 2000 è visibile sul digitale terrestre all'interno del multiplex Rai, sul satellite al canale 801 SKY e anche in streaming sul sito: http://www.tv2000.it/.

Testimonianze, musiche e riflessioni per il Giorno della Memoria

XI Giorno dellaMemoria

Questo è stato

27 Gennaio 2011 Ore 20.30 indiretta dal Conservatorio Giuseppe Verdi, Milano
Come ogni anno Radio3, in occasione del Giornodella Memoria - 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz - propone una diretta, dalle 20.30 alle 23.00, in una città italiana (per il 2011 Milano), in cui la presenza ebraica è stata particolarmente significativa.

    Quest'anno sarà il Conservatorio Giuseppe Verdi a ospitare la direttadi Radio3, condotta da Oreste Bossini e Marino Sinibaldi.

    Questo è stato, citazione da Primo Levi, è il titolo di una serata ricca di testimonianze e di musiche eseguite dagli allievi del Conservatorio milanese e da professori d'orchestra della Filarmonica della Scala. Filo conduttore di un appuntamento in cui si intrecceranno riflessioni e ricordi sarà quest'anno il tema dell'empatia, chiave interpretativa peranalizzare le diverse reazioni possibili di fronte a una tragedia come lo sterminio nazista, dalla solidarietà all'indifferenza, dal rischio personalefino alla delazione.

    Ore20.00 - 20.30: trasmissione del Radiodocumentario realizzatonel cantiere della Fondazione Memoriale della Shoah del Binario 21 per evocarele storie legate a quel luogo tristemente noto

    Ore 20.30 - 23.00: diretta dal ConservatorioGiuseppe Verdi con interventi, tra gli altri, di Ferruccio de Bortoli, Presidente della Fondazione del Memoriale della Shoah di Milano, le sopravvissute all'esperienza del lager Liliana Segre e Goti Bauer, la scrittrice Daniela Padoan, che da anni si occupa del tema dellatestimonianza legata alla Shoah, Liliana Picciotto, storica dellaFondazione CDEC, che presenta il progetto "Volti della memoria. Fotografiedegli ebrei deportati dall'Italia", Moreno Gentili, scrittore e criticodella fotografia, Sonia Bo, direttrice del Conservatorio Giuseppe Verdi.

    Gli allievi del Conservatorio eseguiranno musiche dei compositori di origine ebraica Mario Castelnuovo Tedesco, Alberto Gentili, Leone Sinigaglia, Renzo Massarani. In conclusione di serata, i violinisti dellaFilarmonica della Scala, Gianluca Scandola e Pierangelo Negri.

Milano, Sala Verdi -Conservatorio Giuseppe Verdi, Via Conservatorio 12 - Ingresso libero entro le ore 20.00, fino ad esaurimento posti - Per informazioni telefonareal numero 02 762110214 dalle 9.30 alle 15.00

Vai al link




::: FAHRENHEIT :::
 
dal 24 al 28 gennaio 2011
 
L`abbattimento dei cancelli di Auschwitz, non e` solo uno degli ultimi atti di liberazione dal nazismo ma, da dieci anni a questa parte, il simbolo di una frontiera da varcare: quella dell`oblio, della dimenticanza, dell`indifferenza. Proprio per questo il 27 gennaio, ricorrenza dell`ingresso dei russi nel campo di concentramento, e’ diventato un momento di commemorazione condivisa dell`Olocausto (e di tutte le persecuzioni): il giorno della memoria. Anche Fahrenheit contribuira’ alla sua celebrazione ospitando, nella puntata di giovedi`, alcuni autori che hanno recentemente scritto sull`argomento: Frediano Sessi e Carlo Saletti (Visitare Auschwitz, Marsilio), Edith Bruck (Privato, Garzanti), Gabriele Nissim (La bonta’ insensata, Mondadori), Alberto Burgio (Nonostante Auschwitz, Derive Approdi), Piero Degli Antoni (Blocco 11. Il bambino nazista, Rizzoli Lizard), Sergio Luzzatto (autore della prefazione alla biografia a fumetti di Anne Frank di Sid Jacobson e Ernie Colon), Davide Toffolo (L`inverno d`Italia, graphic novel Coconino Press – Fandango). La memoria della Shoah sara’ anche il filo delle cinque narrazioni di Anna Pizzuti, autrice di Vite di carta (Donzelli), con la quale inaugureremo Le Storie di Fahrenheit, un nuovo spazio del programma attraverso il quale cercheremo di raccontare il mondo. La storica di Frosinone narrera’, da lunedi’ a venerdi’, cinque storie di ebrei stranieri internati dal fascismo.    

lunedì 27 dicembre 2010

LA SELVA DELLE LETTERE

12 DOCUMENTARI REALIZZATI DA LUIGI BONESCHI ANDRANNO PROSSIMAMENTE IN ONDA SU TV2000


HYPERLINK "http://www.tv2000.it" \t "_blank" www.tv2000.it


Autore

Trasmissione

Replica


Dante Alighieri

Sabato

25/12/2010

ore 22.35


Grazia Deledda

Giovedì

30/12/2010

ore 20.00

Domenica

02/01/2011

ore 10.00


Torquato Tasso

Sabato

01/01/2011

ore 22.35


Giorgio Bassani

Giovedì

06/01/2011

ore 20.00

Domenica

09/01/2011

ore 10.00


Carlo Goldoni

Sabato

08/01/2011

ore 22.35


Umberto Saba

Giovedì

13/01/2011

ore 20.00

Domenica

16/1/2011

ore 10.00


Ludovico Ariosto

Sabato

15/01/2011

ore 22.35


Salvatore Di Giacomo

Giovedì

20/01/2011

ore 20.00

Domenica

23/01/2011

ore 10.00


Francesco Petrarca

Sabato

22/01/2011

ore 22.35


Ignazio Silone

Giovedì

27/01/2011

ore 20.00

Domenica

30/01/2011

ore 10.00


Clemente Rebora

Sabato

29/01/2011

ore 22.35


Ippolito Nievo

Giovedì

03/02/2011

ore 20.00

Domenica

06/02/2011

ore 10.00


TV 2000 è visibile sul digitale terrestre all'interno del multiplex Rai, sul satellite al canale 801 SKY e anche in streaming sul sito: HYPERLINK "http://www.tv2000.it/" \t "_blank" http://www.tv2000.it/

martedì 7 dicembre 2010

In nome della libertà, per togliercela

CATTOLICESIMO REALE
www.cattolicesimo-reale.it

“Avvenire” del 16 novembre si è scagliato contro la trasmissione Vieni via con me vista come un attacco alla Chiesa, per lo spazio dato a un prete sui generis come Andrea Gallo e per la possibilità offerta a Beppino Englaro e Mina Welby di esporre le loro drammatiche storie personali “senza contradditorio”.

La Chiesa italiana, il giornale dei vescovi, esige il diritto al contradditorio in nome della “democrazia” vigente nello stato laico, mentre rifiuta questo diritto ai vari don Gallo, e contesta loro financo di poter parlare come cattolici, in quanto non d’accordo con la gerarchia.

    Ben pochi passi dunque si sono fatti rispetto al clericale Louis Veulliot che nell’Ottocento – come scrive Ernesto Rossi – “reclamava la libertà in base al diritto della civiltà moderna, per poterla poi negare in base al diritto canonico”.

    Per far accettare questa logica, i clericali ricorsero già durante la battaglia sul divorzio (fortunamente senza esito) al trucco di far credere che si trattava di scegliere fra due imposizioni: o matrimonio indissolubile o divorzio. L’imposizione, invece, come tutti sanno era una sola (l’indissolubilità pretesa dai cattolici), dato che il divorzio chiesto dai laici non era imposto a nessuno ma solo rivendicato come  una possibilità per chi lo volesse.

    Adesso, giornalisti e ministri o sottosegretari di servizio, cui si sono aggiunti clericali di tutti i partiti cercano di ripetere il giochino sulla pelle dei malati terminali. Levano alti lai come se Welby ed Englaro volessero imporre l’eutanasia o l’interruzione delle cure a chi vuol vivere.

    Si lasci spazio a chi vuol parlare “a favore della vita”, si sono messi a gracidare Casini, Fioroni e altre cornacchie. Ma vi risulta che qualcuno abbia proposto di sopprimere d’ufficio, ope legis, i malati che non vogliono staccare la spina? No, evidentemente. Nessuno minaccia la “vita” e neppure il diritto di chiamarla così. La sola minaccia è quella attuata dai vari Fioroni, Casini, ecc. contro chi rivendica il diritto di morire o di interrompere le cure se lo desidera.

    Si chiarisce ancora una volta che la “libertà” pretesa dalla Chiesa è – come da duemila anni  a questa parte – la libertà di toglierla agli altri, cioè di negare alle minoranze (e magari anche alle maggioranze) la possibilità di scegliere, di divorziare, di interrompere cure inutili, di non credere, o di credere ad altro.

    Meglio, molto meglio, anzi doveroso che a decidere come dobbiamo vivere e morire, votare e pensare, o fare sesso, sia Dio cioè, data la sua ostinata latitanza negli ultimi otto-dieci miliardi di anni, il suo rappresentante in terra che è, come ci ha spiegato Pio XI, il papa di Roma.

giovedì 25 novembre 2010

Chiesa all'assalto

Da MicroMega riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Cinzia Sciuto
Come se non bastassero le invettive di Maroni contro Saviano (gravissime, visto che provengono dal ministro dell’Interno), a puntare il dito contro la trasmissione Vieni via con me ci si è messa pure la Chiesa. Stamane il giornale dei vescovi, Avvenire, ha ritenuto opportuno rimediare alla «colpevole lacuna» della trasmissione, che lunedì ha avuto il grave torto di invitare Beppino Englaro e Mina Welby «senza contraddittorio».

    Ora, di grazia, ma in cosa sarebbe dovuto consistere questo contraddittorio? Mina Welby è la moglie di Piergiorgio, malato di distrofia muscolare, che a un certo punto della sua vita, ha ritenuto di non poter più sopportare una situazione che considerava disumana e ha chiesto alla moglie e a un medico di staccargli il respiratore, unica cosa che lo teneva in vita, nel modo più indolore possibile. Beppino Englaro è il padre di Eluana, in stato vegetativo permanente per 17 anni, che ha lottato affinché sua figlia non fosse tenuta in vita artificalmente e a oltranza per chissà quanti anni ancora.

    Il contraddittorio, a leggere Avvenire, doveva consistere nell’invitare qualcuno che, nella stessa situazione di Welby, avrebbe deciso di continuare a tenersi il respiratore e, nella stessa situazione di Beppino, avrebbe continuato la nutrizione artificiale della figlia. In questo contorto ragionamento c’è un piccolissimo particolare che i sedicenti difensori della vita omettono sistematicamente e che inficia irrimediabilmente le loro posizioni: NESSUNO IMPEDISCE A CHI VUOLE CONTINUARE A STARE ATTACCATO A UNA MACCHINA DI FARLO. Mentre, al contrario, a Welby, come a Eluana, era impedito di staccarsene. Tutto qui. Una piccola, grande differenza. Per questo il «contraddittorio» è una fantasma agitato perché sa di politicamente corretto ma è, in questo caso, totalmente fuori luogo.

    Ma tant’è, Avvenire rimedia, pubblicando due elenchi «pro-life» di Fulvio De Nigris (direttore del centro Studi per la ricerca sul coma) e di Mario Melazzini (presidente dell’Aisla). Leggiamoli allora questi elenchi. Scrive De Nigris: «... Essere liberi di vivere vuol dire permettere agli altri di vivere (c’è qualcuno che vuole forse impedirlo?); ... la vita non va giudicata, va condivisa (appunto, la vita, anche quella di Piergiorgio Welby, non va giudicata); ... riconoscere altri stili di vita (?);... diamo la libertà di scegliere, ma non lasciamo le persone in solitudine (se c’è un uomo che solo non è mai stato, questo era proprio Piergiorgio);... guardate questa moltitudine di famiglie che si sente offesa (ma chi può davvero sentirsi offeso dalle parole di Mina Welby) ...».

    Melazzini esordisce con una finta domanda assolutamente insensata: «Diritto di morire o libertà di vivere?» E dove sta l’opposizione? La mia libertà di vivere si spinge (se tale davvero è) fino all’estremo, ossia al riconoscimento del mio diritto di decidere se, quando e come morire. Poi Melazzini si lancia in un ragionamento pericolosissimo: «La dignità della vita, di ogni vita, è un carattere ontologico dell’essere umano e non dipende dalla qualità della sua vita». Come dire: la qualità della tua vita è un accidente passeggero di questa vita terrena, fattene una ragione, sopporta qualunque condizione ché tanto la tua dignità è «ontologica».

    Poi continua con affermazioni apparentemente condivisibili, ma che nascondono una trappola: «Oggi, una certa corrente di pensiero ritiene che la vita in certe condizioni si trasformi in un accanimento e in un calvario inutile, dimenticando che un’efficace presa in carico e il continuo sviluppo della tecnologia consentono anche a chi è stato colpito da patologie altamente invalidanti di continuare a guardare alla vita come a un dono ricco di opportunità e di percorsi inesplorati prima della malattia». Come se ci fosse qualcuno – forse Mina Welby? - che si oppone al progresso tecnologico che consente di migliorare la qualità della vita (ma non era questione secondaria?) dei malati.

    Il punto, continuamente inevaso, è sempre lo stesso: CHI DECIDE? Chi decide se la mia vita è un dono o una tortura per me che la vivo? E poi, se la vita è un dono, avrò io il diritto di rifiutarlo?