mercoledì 14 marzo 2012

Italia scombinata

La buon'anima di quel grande vecchio, nonché gran galantuomo, di Gaetano Salvemini aveva definito il nostro Paese: Italia scombinata. In parte è vero, ma non sempre è stato così; però, se vediamo lo scenario, invero tanto agitato quanto grigio e triste, della politica che giorno dopo giorno si svolge sotto i nostri occhi, non possiamo non riconoscere qualche serio motivo a sostegno della definizione salveminiana.
di Paolo Bagnoli
Tutto oramai è dentro una specie di bolla magica frutto dell'euforia per Mario Monti cui segue, inevitabilmente, il richiamo all'Europa che, da vecchi europeisti, oggi non sappiamo cosa sia. Ma basta al presidente del consiglio dire che lo chiede l'Europa che tutto sembra trovare ragione. A nessuno viene in mente che, al di là del fatto contabile generale del continente – questione certo di non poca rilevanza – una politica che può definirsi europea non c'è poiché non c'è l'Europa politica e "fare i compiti" su commissione è come studiare in collegio ove i canoni sono diversi da quelli dell'ambito pubblico.
L'Italia è scombinata perché non ha il senso della misura; ma l'esserlo in presenza della politica è un conto, senza, un altro, come ci dimostra il quadro istituzionale, con un governo che soffre il confronto sociale, fa dichiarazioni di arroganza sulla validità delle proprie intenzioni, un Parlamento silente, le apicalità della Repubblica che vanno oltre il cantare fuori dal coro, ma fanno un loro coro solitario e partiti che abusano di questa definizione.
Un tale scenario fa emergere taluni dei mali atavici della nazione: il ricorso all'uomo che risolve e il richiamo alla virtuosità che è sempre esterna. Ciò significa, in altri termini, rinuncia alla politica quale azione collettiva e ritenere che gli atteggiamenti virtuosi li possiamo trovare da soli senza, tirare sempre in ballo, amò di donna dello schermo di dantesca memoria, l'Europa sulla quale pesa la negativa ipoteca della cancelliera tedesca.
In tale contesto si inserisce tutto il resto: i fremiti di Bersani, le dichiarazioni di Berlusconi, le narrazioni di Vendola, il futuro possibile di Monti e quant'altro, come si dice oggi con un'espressione di pessimo gusto, ma è come fare la lepre in salmì senza la lepre visto che la politica non c'è. L'azione di Monti e il sostegno che gli viene profuso al di là di ogni ragionevole umana misura – peccato che la definizione di "uomo della Provvidenza" non possa essere più usata mentre, per la Fornero, quella di "donna della Previdenza" lo potrebbe, considerato che la prima attenzione, si fa per dire, è stata rivolta ai pensionati per giungere, poi, alla "flessibilità in entrata" ossia alla conquista del diritto al licenziamento appena si prospetta l'arrivo dell'agognato posto stabile – avrà una preminente ragione contabile, i dati positivi dello spread lo confermano, ma non quella di rigenerare un minimo di tessuto politico dopo venti anni di un bipolarismo che ha fatto più danni del cavallo di Attila. Il ricorrente richiamo all'Europa, inoltre, altro non è se non il paravento della politica che non c'è. Tuttavia, ricorrendovi, la destra neo-liberalista attua una riforma tacheriana al posto della sempre tanto invocata "rivoluzione liberale"senza sapere a cosa ci si riferiva e mancando, di conseguenza, pure di rispetto ad uno degli italiani che hanno più onorato l'Italia: vale a dire Piero Gobetti cui l'espressione appartiene.
I partiti, dal canto loro, sembrano il coro mugolato della Butterflay e, dai due maggiori , non viene quello che dovrebbe venire. Gli altri curano la bottega loro. Siamo in un realistico – e quindi contraddittorio – pensiero ipotetico del terzo tipo. Basta vedere il recente congresso del Pdl che si svolge addirittura senza mozioni o documenti di indirizzo lasciando a gruppi territoriali l'un contro l'altro armati il campo dell'affermazione in un quadro di numerosissime situazioni gestite da "commissari", tanto da pensare che ce ne siano più a disposizione di Berlusconi di quanti ne abbia il ministro Cancellieri!
Intanto i giorni passano, la ripresa non c'è, la politica latita, le liberalizzioni come tali sono una farsa essendo solo l'affermazione del principio di legittimità per la destrutturazione sociale, il Paese è più povero e la condizione funzionale delle grandi reti che si giustificano per il servizio al pubblico sempre più in ritardo: ferrovie, autostrade, sanità, poste ove se fai un vaglia ti senti chiedere se vuoi un "gratta e vinci", ma potremmo continuare, sono una parte dello specchio generale; perché, per esempio, in merito a tali settori di Europa non si parla mai? La stessa questione della Val Susa, non entrando nel merito della ragione o del torto, una cosa la dice, e da tempo: che non solo la politica non ha autorevolezza, ma che sedicenti partiti cui è estranea la gente, come avviene oggi, non hanno più alcun mandato di ruolo nel governo reale ed effettuale delle questioni. Così, saltando il filo connettivo della politica democratica, è normale che le tessere del puzzle vadano ognuna per conto loro.
Gli uomini della Provvidenza, di solito, finiscono nel buco nero della storia e le illusioni sono come i sogni, l'alba se li porta via con sé.
Se si deve parlare di ragioneria dello Stato facciamolo, siano presi i provvedimenti dovuti - magari più equi rispetto a quelli adottati - ma non sono certo le dichiarazioni tattiche con evidente intenzione mediatica le ricette per la ripresa nazionale. Essa, infatti, pone una questione morale che non è quella agitata da Di Pietro, un misto di dannunzianesimo e futurismo intellettuale che, però, gli porta frutti a sinistra.
Qui è in gioco il Paese nel suo essere profondo, quello riguardante la sua conformazione valoriale; la natura della sua politica democratica dipende da ciò e il vivere dello "spirito della Repubblica", quale legge non scritta che ci motiva tutti.
E' da qui che bisognerebbe ripartire, ma il treno è fermo e la biglietteria della stazione chiusa. Seguitando così, alla fine, la stazione chiuderà del tutto e il treno lasciato lì, abbandonato su binari morti. E' notorio, infatti, che la Provvidenza si occupa di tante cose, ma, almeno in Italia, non certo di questioni ferroviarie. .
Riconosciamolo: rispetto allo sconbinamento denunciato da Salvemini mai il vecchio professore pugliese avrebbe potuto immaginare tanto.

mercoledì 7 marzo 2012

Ascoltate la Val Susa

L'appello

 

L'appello promosso da don Ciotti e Livio Pepino e sottoscritto da docenti universitari e giuristi (Mattei, Revelli, Palombarini), sindaci (Emiliano, De Magistris), dirigenti dell'associazionismo (Beni, Cogliati Dezza, don Zappolin)

 

La situazione di tensione in Val Susa ha raggiunto e superato il livello di guardia. La contrapposizione muscolare di questi mesi degenera in episodi di violenza e di esasperazione che stanno provocando danni incalcolabili nel fisico delle persone, nella coesione sociale, nella fiducia verso le istituzioni, nella vita e nella economia dell'intera valle. Ad esserne coinvolti sono, in diversa misura, tutti coloro che stanno sul territorio: manifestanti e attivisti, forze dell'ordine, popolazione.

    I problemi posti dal progetto di costruzione della linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione non si risolvono con lanci di pietre e con comportamenti violenti. Da queste forme di violenza occorre prendere le distanze senza ambiguità. Ma non ci si può fermare qui. Non basta deprecare la violenza se non si fa nulla per evitarla o, addirittura, si eccitano gli animi con comportamenti irresponsabili (come gli insulti rivolti a chi compie gesti dimostrativi non violenti) o riducendo la protesta della valle - di tante donne e tanti uomini, giovani e vecchi del tutto estranei ad ogni forma di violenza - a questione di ordine pubblico da delegare alle forze dell'ordine.

    La contrapposizione e il conflitto possono essere superati solo da una politica intelligente, lungimirante e coraggiosa. La costruzione della linea ferroviaria (e delle opere ad essa funzionali) è una questione non solo locale e riguarda il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali. Per questo è necessario riaprire quel dialogo che gli amministratori locali continuano vanamente a chiedere. Oggi è ancora possibile. Domani forse no.

    Per questo rivolgiamo un invito pressante alla politica e alle autorità di governo ad avere responsabilità e coraggio. Si cominci col ricevere gli amministratori locali e con l'ascoltare le loro ragioni senza riserve mentali. Il dialogo non può essere semplice apparenza e non può trincerarsi dietro decisioni indiscutibili ché, altrimenti, non è dialogo. La decisione di costruire la linea ad alta capacità è stata presa oltre vent'anni fa. In questo periodo tutto è cambiato: sul piano delle conoscenze dei danni ambientali, nella situazione economica, nelle politiche dei trasporti, nelle prospettive dello sviluppo. I lavori per il tunnel preparatorio non sono ancora iniziati, come dice la stessa società costruttrice. E non è vero che a livello sovranazionale è già tutto deciso e che l'opera è ormai inevitabile. L'Unione europea ha riaperto la questione dei fondi, dei progetti e delle priorità rispetto alle Reti transeuropee ed è impegnata in un processo legislativo che finirà solo fra un anno e mezzo. Lo stesso Accordo intergovernativo fra la Francia e l'Italia sarà ratificato solo quando sarà conosciuto l'intervento finanziario della UE, quindi fra parecchi mesi. E anche i lavori sulla tratta francese non sono iniziati né prossimi.

    Dunque aprire un tavolo di confronto reale su opportunità, praticabilità e costi dell'opera e sulle eventuali alternative non provocherebbe alcun ritardo né alcuna marcia indietro pregiudiziale. Sarebbe, al contrario, un atto di responsabilità e di intelligenza politica. Un tavolo pubblico, con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali, da convocare nello spazio di un mese, è nell'interesse di tutti. Perché tutti abbiamo bisogno di capire per decidere di conseguenza, confermando o modificando la scelta effettuata in condizioni del tutto diverse da quelle attuali.

    Un Governo di "tecnici" non può avere paura dello studio, dell'approfondimento, della scienza. Numerose scelte precedenti sono state accantonate (da quelle relative al ponte sullo stretto a quelle concernenti la candidatura per le Olimpiadi). Noi oggi chiediamo molto meno. Chiediamo di approfondire i problemi, di non deludere tanta parte del Paese, di dimostrare con i fatti che l'interesse pubblico viene prima di quello dei poteri forti. Lo chiediamo con forza e con urgenza, prima che la situazione precipiti ulteriormente.

giovedì 23 febbraio 2012

Salviamo i corsi di Lingua e Cultura italiana

Emigrazione italiana

Riunione costitutiva del Comitato avverrà sabato 3 marzo, a Berna, alle ore 15, presso Formazione, la sede regionale della Fondazione ECAP, Freiburgstrasse 139c.

di Alessandro Calaprice (FOPRAS)

e Guglielmo Bozzolini (ECAP)

Le Fondazioni Fopras e ECAP hanno lanciato nell'autunno scorso l'allarme sul futuro dei Corsi di Lingua Italiana a seguito della drastica riduzione (-54%) del contributo previsto dal Ministero degli Affari Esteri per gli enti gestori dei corsi, che determina il rischio della loro chiusura alla fine dell'anno scolastico 2011-2012.

   Insieme abbiamo organizzato un'assemblea a Berna a cui hanno persone parte più di 70 docenti, dirigenti degli enti, sindacalisti, membri del CGIE e parlamentari eletti in Europa, per richiamare l'attenzione sulla situazione di assoluta emergenza che si verificherà tra qualche mese. Nel frattempo, nonostante la grande discussione e le diverse proposte in campo, i comunicati, le prese di posizione di associazioni, partiti e sindacati e  gli interventi presso il governo, la situazione non è cambiata e ogni giorno che passa diventa sempre più drammatica. 

    Riteniamo quindi che ora più che mai sia necessaria una mobilitazione il più ampia e unita possibile per cercare di affrontare e risolvere l'emergenza.

    Nessuno può più stare a guardare!

    A nome delle Fondazioni FOPRAS e ECAP, facendo seguito alla proposta lanciata nell'Assemblea del 3 dicembre, invitiamo quindi insegnanti, dirigenti scolastici, enti gestori, associazioni, comitati genitori, sindacati e partiti a partecipare alla costituzione di un Comitato per la salvezza dei corsi di lingua e cultura italiana. L'obiettivo del Comitato è di costruire la mobilitazione necessaria affinché il governo italiano garantisca le risorse necessarie per superare l'emergenza e garantire così un futuro ai corsi.

    La riunione costitutiva del Comitato avverrà sabato 3 marzo, a Berna, alle ore 15, presso Formazione, la sede regionale della Fondazione ECAP, Freiburgstrasse 139c.

    La partecipazione è aperta a tutti coloro che intendano impegnarsi unitariamente per dare un futuro ai corsi di Lingua e Cultura Italiana, a prescindere dalle diverse proposte che ognuno di noi possa avere per la riorganizzazione del settore.

martedì 7 febbraio 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

1 5 0

 

"QUADERNI LAICI" PER IL

150° DELL'UNITA' D'ITALIA

 

PRESENTAZIONE DEL NUOVO VOLUME

DELLA RIVISTA "QUADERNI LAICI"

DEDICATO AL 150° DELL'UNITA' D'ITALIA

 

VENERDI' 3 FEBBRAIO 2012 - ORE 18

LIBRERIA FELTRINELLI - PIAZZA CLN 251, TORINO

 

INTERVENGONO:

 

TULLIO MONTI

Coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

 

MASSIMO L. SALVADORI

Storico, Presidente del Centro Studi Piero Calamandrei

 

GIAN ENRICO RUSCONI

Storico, Presidente del Comitato Scientifico del Centro Studi Piero Calamandrei

 

GUSTAVO ZAGREBELSKY

Giurista e collaboratore della rivista

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

Sabato 11 febbraio con la FIOM  

 

Adesione di SEL della Lombardia

Per la Democrazia, Diritti e Lavoro

 

di Tino Magni *)

 

L'11 febbraio la Fiom-Cgil ha indetto una manifestazione nazionale con corteo a Roma aperta agli studenti, ai precari, ai migranti e a tutti coloro che in questi mesi si sono mobilitati in tutta Italia per i beni comuni.

    Sarà una grande manifestazione democratica alla quale Sinistra Ecologia Libertà della Lombardia vuole dare il proprio contributo di adesione, invitando i suoi militanti e simpatizzanti a partecipare.

    Questa iniziativa la vediamo utile non solo per contrastare ma per ivendicare un radicale cambiamento delle politiche industriali ed economiche praticate in questi anni nel nostro Paese dai governi di destra e dai padroni che di fatto hanno indebolito e reso sempre più fragile il tessuto industriale stesso mettendolo in crisi, nella competizione internazionale.

    Un'Italia fragile sotto il profilo sociale e culturale, serve perciò reagire di fronte alla negazioni dei diritti e della democrazia nei luoghi di lavoro e alla messa in discussione dell'art 18.

Quello che la FIAT ha imposto ai suoi dipendenti estendendo in tutte le sue aziende l'accordo di Pomigliano è un modello sociale e sindacale autoritario e antidemocratico: perchè non si può impedire ai lavoratori di scegliersi il proprio sindacato in fabbrica, in quanto ciò significherebbe accettare l'idea che in fabbrica e nei luoghi di lavoro la Costituzione è sospesa, e i diritti e le libertà democratiche sancite in essa, non debbano vivere.

    Con la pressante domanda di ripristinare quelle regole democratiche dentro le fabbriche, che sono state fondamentali per la crescita e lo sviluppo produttivo e democratico dell'intero Paese, la Fiom rivendica la riconquista di un nuovo contratto nazionale condiviso, un radicale cambiamento della politica economica e sociale del Governo Monti che metta in cima delle priorità la drammatica situazione occupazionale presente nel Paese, il superamento della precarietà, un diverso e maggiore sostegno al reddito e il diritto a una giusta pensione.

    Sinistra Ecologia Libertà, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, ai precari e disoccupati, a tutte quelle famiglie non più in grado di permettersi una vita dignitosa, rivendica con forza l'introduzione del reddito di cittadinanza e un Piano per il Lavoro e l'occupazione che parta dagli investimenti per ammodernare il Paese in termini di sostenibilità ambientale e di miglioramento dei servizi pubblici, che eviti il rischio recessione.

    Con queste ragioni, per il lavoro e la democrazia, l'11 febbraio saremo a Roma con la FIOM.

 

*) Esecutivo regionale SEL-Lombardia

 

Riceviamo e volentieri segnaliamo

Emancipazione e Uguaglianza

 

NEL NOME DI GIORDANO BRUNO

 

Cerimonia deposizione corone e saluti istituzionali

 

17 febbraio 2012 � ore 17.00

Roma - Piazza Campo dei Fiori

 

Interventi

 

Maria Mantello (Giordano Bruno � il coraggio dell'emancipazione)

Francesco De Martini   (Giordano Bruno � libertà e scienza)

Elena Coccia (Beni Comuni)

Gianni Ferrara (Liberi dal bisogno � il valore laico della Costituzione)

 

Presenta  Antonella Cristofaro

 

Partecipazione artistica di Roberta Pugno e Lucia Ianniello in "MateriaImmagineSuono"

 

Anche quest'anno l'Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno" ( www.periodicoliberopensiero.it ) ricorderà il 17 febbraio 2012 a Campo dei Fiori a Roma, a partire dalle ore 17.00 il pensiero e l'attualità del grande filosofo di Nola con un convegno sotto il suo monumento.

 

« Giordano Bruno venne arso vivo a piazza Campo de' Fiori a Roma il 17 febbraio del 1600 perché eretico, pertinace, impenitente... come recitava la condanna del tribunale della Santa Inquisizione Romana presieduto personalmente dal papa. Ma la fiamma della filosofia di Bruno è  pertinacemente viva e potente davanti a noi. Formidabile insegnamento per affermare la dignità di esseri umani moralmente responsabili e che vigilano per l'affermazione di libertà e giustizia. Formidabile monito per uscire dalla sottomissione ed essere orgogliosi nella faticosa conquista della propria autodeterminazione e per costruire una società di liberi e uguali nel supremo valore della laicità, che non a caso la nostra Carta Costituzionale pone a fondamento dello Stato».

 

Di tutto questo si parlerà a Roma, a Campo dei Fiori, venerdì 17 febbraio pv. sotto il monumento di Giordano Bruno, nella commemorazione-convegno, promossa dalla Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"

 

Per informazioni:  3297481111; liberopensiero.giordanobruno@fastwebnet.it

 

Riceviamo e volentieri segbaliamo

La settimana a Fahrenheit

 

"Laicità grazie a Dio" > Venerdì 10 > Levi della Torre

 

Lunedì 6 : sarà nostro ospite Duccio Demetrio , per spegarci Perchè amiamo scrivere (Raffaello Cortina) e il libro del giorno sarà: Pierpaolo Vettori , Le sorelle soffici , Elliott.

    Martedì 7: Dickens day a Radio 3: in occasione del bicentenario della nascita, una puntata speciale di Fahrenheit, condotta da Marino Sinibaldi , interamente dedicata allo scrittore inglese.

    Mercoledì 8: Il libro del giorno sarà La scomparsa di Lauren Armstrong di Gaia Manzini , edito da Fandango.

    Giovedì 9 : ospiteremo Asher Colombo , autore di Fuori controllo ? (Il Mulino) e, per il libro del giorno: Marco Franzoso , Il bambino indaco , Einaudi.

    Venerdì 10: Stefano Levi della Torre , con Laicità grazie a Dio (Einaudi) sarà al centro del nostro pomeriggio che chiuderemo con l'ultimo libro di Milena Agus : Sottosopra, Nottetempo .

    Vi ricordiamo che dal nostro sito potete Votare per il libro del mese inviandoci una mail, riascoltare tutte le nostre puntate, gli speciali trasmessi dai Festival, le interviste agli scrittori e agli illustratori, le poesie.


Scrivete a Fahrenheit per commentare temi e libri, e per partecipare alla Caccia al Libro . http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/

 

Riceviamo e volentieri segnaliamo

CARLO PISACANE E LA RIVOLUZIONE

L'opera più famosa di Pisacane in edizione integrale

Edizione integrale dell'opera più famosa e più importante di Pisacane, controllata sul manoscritto originale, con le correzioni e le cancellature operate dall'autore, preceduta da un lungo saggio introduttivo sulla vita, sulla spedizione di Sapri e sul pensiero rivoluzionario di Carlo Pisacane, un combattente dimenticato del Risorgimento italiano, ma il cui pensiero è ancora oggi attuale.

 

Carlo Pisacane, LA RIVOLUZIONE

a cura di Aldo Romano, 2a ed. 2011, pag. 432, con foto, �20,00

 

L'opera può essere richiesta direttamente a galzeranoeditore@tiscali.it oppure telefonando al n. 0974.62028.

mercoledì 1 febbraio 2012

Novità libraria ADL - ZURIGO PER SILONE II

È uscito in questi giorni il secondo volume degli atti delle Giornate siloniane in Svizzera

 

Questo secondo volume Zurigo per Silone raccoglie gli atti del convegno di studi tenutosi il 23 novembre 2008 presso la Società Cooperativa Italiana, che fu sede del Centro Estero del PSI guidato da Silone tra il 1941 e il 1944.

    La Cattedra di Letteratura Italiana dell'Università di Zurigo, la Società Cooperativa Italiana e la Società Dante Alighieri, insieme al Präsidialdepartement der Stadt Zürich e alla Fondazione Pietro Nenni di Roma, hanno promosso una giornata di studi in ricordo dell'illustre esule antifascista nel trentesimo dalla morte, avvenuta in terra elvetica il 22 agosto 1978.

    Gli interventi raccolti nel presente volume contribuiscono ad arricchire il quadro di riflessione sul grande scrittore e padre costituente della nuova Italia repubblicana, "cristiano senza chiesa e socialista senza partito".

 

SOMMARIO

 

Emilio Speciale, «Per ordine del Podestà sono proibiti tutti i ragionamenti» – Un'introduzione ai testi

Vreni Hubmann, Saluto della presidente dell'Associazione Amici del Coopi

Elmar Ledergerber, Grusswort des Zuercher Stadtpräsidenten

Giuseppe Tamburrano, Un grande italiano

Felice Besostri, Silone e la visione europea del socialismo

Sergio Soave, L'epoca d'oro del Silone svizzero: realtà e false rappresentazioni

Elisa Signori, Generazioni a confronto. Fortini, Bolis e un dibattito su giovani e fascismo nella Zurigo di Silone

Paolo Bagnoli, Silone e Rosselli

Alessandro La Monica, Ignazio Silone: nuove prospettive di studio

Andrea Ermano, Noterelle cosmopolite sulla dignità della persona

 

Zurigo per Silone II – Le idee. Atti delle Giornate Siloniane in Svizzera. Volume secondo a cura di Emilio Speciale . Edizioni de L'Avvenire dei lavoratori , Zurigo, 2011, pp. 170, € 19.00 ~ CHF 28.00.

 
Infomazioni e ordinazioni > red@avvenirelavoratori.ch