mercoledì 20 aprile 2016

Chiese virtuali ?

Da MondOperaio http://www.mondoperaio.net/

 

Le religioni tornano anche da noi protagoniste della dimensione pubblica, ma la secolarizzazione prosegue nello spopolamento delle chiese, un trend originariamente protestante nel quale le vecchie fedi si ripresentano soprattutto come un fatto etico e culturale…

 

di Danilo Di Matteo

 

La religione (le religioni), dopo gli anni nei quali la secolarizzazione completa della società sembrava inesorabile, tornano protagoniste della vita pubblica. Nel contempo, per ciò che riguarda la cristianità europea con le sue varie confessioni, continua a diminuire il numero di coloro che frequentano le chiese: come se si invocasse una presenza per lo più mediatica dei leader religiosi, una loro partecipazione e un loro coinvolgimento nello spazio pubblico, senza con ciò impegnarsi attivamente almeno la domenica mattina.

    Il fenomeno non riguarda solo il mondo cattolico. Anche i paesi protestanti per antonomasia del nord-Europa, quelli scandinavi, conoscono una percentuale bassissima di “membri di Chiesa”. Come se il protestantesimo fosse soprattutto un fatto culturale. E in Germania, dove la percentuale di cattolici e di protestanti è simile, i luoghi di culto sono sempre meno affollati.

    Da noi (e pure altrove) papa Francesco rappresenta un punto di riferimento assai importante: si discute sui suoi gesti e su ciò che scrive, è divenuto un vero e proprio simbolo, incarna tenerezza, misericordia, dialogo, amore cristiano. Eppure il numero dei “praticanti” diminuisce ancora. Un effetto del prevalere della dimensione virtuale? Di certo un dato sul quale riflettere, anche per i suoi risvolti in altri ambiti.

mercoledì 13 aprile 2016

Il ricatto del lavoro

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Continuando di questo passo, arriverà qualcuno che ci invita a rimpiangere la pena di morte poiché abolendola del tutto, si perderebbero dei posti di lavoro. Sicuramente quelli dei boia. So che si tratta di un’affermazione che ha del paradossale, ma invito tutti a riflettere prima che sia davvero troppo tardi e che nel senso comune prevalga l’idea che un posto di lavoro, magari anche soltanto promesso vale il sacrificio di qualsiasi principio e convinzione.

 

di Silvano Miniati

 

Stiamo rischiando una deriva pericolosa che porta oltretutto a considerare chiunque la pensi in maniera diversa da noi un pericoloso nemico che merita, com’è capitato a Saviano, di essere bollato come mafioso.

    A proposito, non c’era affatto nessun bisogno di rispolverare una vecchia e gloriosa testata come quella dell’Unità per dimostrare come anche a sinistra, pur rimanendo altra cosa rispetto al foglio e al giornale, una volta individuato uno che la pensa in modo diverso è del tutto lecito trasformarlo in un nemico, venduto e mafioso.

    A ben vedere, questo modo di ragionare, lo si sta utilizzando nella campagna pro o contro le trivellazioni e in ultimo sullo scandalo “Tempa Rossa”. Chi come me, per ragioni di età e di esperienza ne ha viste tante non può fare a meno di ricordare che quando incominciarono i dubbi, soprattutto in Piemonte sull’amianto o in Liguria sull’ACNA di Cengio e potremmo continuare ricordando Mestre , Taranto, per arrivare alla terra dei fuochi, l’argomento principale di coloro che erano evidentemente senza argomenti fu sempre quello che continuando con quelle politiche sciagurate, avremmo salvato o creato nuovi posti di lavoro.

    In queste ore, abbiamo assistito a servizi televisivi dedicati allo scandalo scoppiato in Basilicata, che ci hanno rimandato immagini di persone per bene e disperate, in prevalenza anziani che affermavano che alla fine almeno anche se c’erano state delle porcherie, erano state compiute a fin di bene in difesa di qualche posto di lavoro.

    Dichiarazioni che si possono comprendere in quanto provenienti da persone in perfetta buona fede. Dichiarazioni spontanee e niente affatto pagate dal faccendieri al servizio dei responsabili veri di una situazione tanto grave. In nome del posto di lavoro, oggi ci si chiede di rinunciare a priori al diritto di esprimere un’opinione e di andare invece al mare come ci fu proposto tanti anni addietro da persone che a ben vedere meritavano più considerazione di coloro che lo stesso appello lo fanno oggi.

  Sono davvero allarmato e quando mi torna per un attimo alla mente il posto di lavoro del Boia, giustificabile solo se esiste la pena di morte, so bene che è perché non sto improvvisamente impazzendo, ma perché tocco con mano il rischio di vedere tornare di moda una concezione del lavoro e della sicurezza che dalle miniere alle campagne fino agli impianti chimici ha già seminato tanti lutti nel nostro paese, bloccando oltretutto anche crescita e sviluppo

 

giovedì 7 aprile 2016

72° ANNIVERSARIO DELLE FOSSE ARDEATINE

Memoria

 

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato oggi al Mausoleo Ardeatino, luogo della strage compiuta dai nazisti nella quale furono fucilati 335 civili e militari italiani.

 

ROMA 23/03/2016 \ aise\ - Al suo arrivo al Mausoleo Ardeatino, accompagnato dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, il presidente Mattarella ha deposto una corona sulla lapide che ricorda i caduti dell'eccidio del 24 marzo 1944.

    Dopo il saluto di Rosina Stame, presidente dell'Anfim - Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri caduti per la libertà della Patria, Aladino Lombardi, segretario generale dell'Anfim, ha letto i nomi delle vittime della strage: da Agnini Ferdinando a Zironi Augusto.

    La cerimonia è proseguita con la preghiera cattolica officiata dal monsignor Franco Sarzi Sartori, rappresentante dell'Ordinario Militare, e la preghiera ebraica officiata dal rabbino della Comunità ebraica di Roma, Alberto Funaro.

    Al termine il presidente Mattarella ha reso omaggio alle vittime della strage all'interno del Mausoleo.

    Hanno partecipato alla cerimonia il presidente del Senato, il presidente della Corte Costituzionale, la vicepresidente della Camera dei deputati, il presidente della Regione Lazio, il commissario straordinario per la provvisoria gestione di Roma Capitale, il capo di Stato Maggiore della Difesa. (aise)

 

mercoledì 9 marzo 2016

Segnalazione - La Rivista storica del Socialismo

La “Rivista storica del Socialismo”, dopo un silenzio, riprende le pubblicazioni, con cadenza al momento semestrale, in ideale continuità con la rivista a suo tempo diretta da Luigi Cortesi e Stefano Merli.

 

di Paolo Bagnoli, direttore

 

Nel 1958 la “Rivista storica del Socialismo” esordisce con un fascicolo unico – la prima periodicità è trimestrale e, successivamente, quadrimestrale – dedicato a Filippo Turati nel centenario della nascita; una scelta che voleva indicare una generale via maestra che noi riconfermiamo nella non esclusiva attenzione alla storia e alle vicende del socialismo italiano.

    La nuova serie della “Rivista storica del socialismo” manterrà intatto il proprio profilo scientifico, ma non sarà chiusa nell’ambito specifico dell’accademia, bensì cosciente che non si può, nel proporsi di far cultura storica, avere gli occhi chiusi sul mondo e i suoi travagli, sulle vicende vive dei nostri tempi.

    Rivista scientifica, ma non per questo anagraficamente datata, bensì aperta alle nuove leve della storiografia, cui vogliamo mettere a disposizione uno strumento serio per i loro lavori da valutarsi secondo le regole e i metodi adottati nel mondo della comunità degli studiosi.

    Al pari della passata serie, naturalmente, non tratteremo solo di storia del socialismo. Ci proponiamo, infatti, di affrontare il tema nei suoi vari aspetti – storici, dottrinari, economici, sociali – cercando, anche, di indicare particolare attenzione alla ripresa di queste tematiche a livello europeo ed extra-europeo.

    Nel presentare, alla nascita, la “Rivista storica del socialismo”, i direttori chiudevano la loro prefazione rilevando “la considerazione del socialismo come realtà sviluppatasi e vivente in stretta connessione con tutte le pretese varie storie, cioè entro la storia, solo sperimentalmente scindibile nel laboratorio ideale dello studioso. Nulla, insomma, sarà estraneo alla tematica della rivista che appartenga al mondo contemporaneo, del quale il socialismo è parte integrante e vitale.”

    Condividendo tali considerazioni, le sottoscriviamo in pieno.

 

 

Biblion edizioni (www.biblionedizioni.it) è lieta di segnalare alla comunità di studiosi e agli enti e istituzioni che si occupano di storia la prossima pubblicazione della nuova serie di “Rivista storica del socialismo”, periodico pubblicato dal 1958 al 1967, diretto da Luigi Cortesi e Stefano Merli. Biblion Edizioni intende oggi riproporre uno strumento di studio e approfondimento sui temi del socialismo italiano e internazionale, consapevole della vastità dell’argomento e dei suoi molteplici aspetti che incidono, oggi più che mai, nella società contemporanea da tutti i punti di vista: storico, economico, politico e sociale. L’autorevole board editoriale e il comitato scientifico internazionale sono a testimoniare come la storia del socialismo rimanga  in stretta connessione con gli scenari europei e internazionali di oggi e che le esperienze di studio e ricerca siano inevitabilmente collegate a esso.

 

Maternità surrogata

«La globalizzazione e la segmentazione del processo tra soggetti, desideri, corpi distinti rende infatti particolarmente difficile distinguere quali pratiche sono espressione di autodeterminazione e quali, invece, sono da ritenere effetti dello sfruttamento delle capacità biologiche dei corpi analizzato da Melinda Cooper e Catherine Waldby nel loro Biolavoro globale. Questo nervo si fa particolarmente scoperto negli accordi di surrogazione stipulati all’interno di un mercato di tipo transnazionale che coinvolge paesi poveri o emergenti, in cui pesano gravemente le diseguaglianze sociali ed economiche tra coppia committente, madre surrogata, ovodonatrice. Già, perché capita che la coppia di genitori intenzionali sia europea, chi porta avanti la gravidanza una donna nepalese, e chi dona l’ovulo una donna ucraina, bianca come i committenti. L’ovodonazione, tra l’altro, è una tecnica particolarmente invasiva per la donna che vi si sottopone, prevedendo trattamenti complessi e rischiosi per la salute.

    A cosa siamo di fronte? A un gioco di società sempre più pericoloso a livello planetario? O a un fenomeno che ha radici nell’organizzazione del mondo del lavoro e della vita familiare nei paesi cosiddetti occidentali? Lasciando da parte il caso, minoritario, delle coppie gay maschili, il fatto appare piuttosto semplice, sempre più evidente alle statistiche: in Italia, il 20-30% delle coppie, nel 70% dei casi con età compresa tra i 35 e i 40 anni, ha problemi di infertilità. E il discorso vale in generale per i paesi a industrializzazione avanzata. Alla base ci sono ragioni fisiche, ma anche, sempre di più, motivazioni economiche, culturali e politiche: a causa di condizioni di lavoro precarie le coppie tendono infatti a pensare ai figli dopo i 35 anni, cioè nel periodo in cui la fertilità cala drasticamente.

    Dall’infertilità diffusa discende non solo l’aumento di richieste di accesso a cicli di procreazione assistita, omologa (cioè con gameti della coppia) ed eterologa (cioè con ovuli o spermatozoi provenienti da donatore/donatrice), ma anche – fuori dall’Italia – alla surrogazione di maternità… secondo l’Osservatorio sul turismo pro­crea­ti­vo, sono nell’ordine di ben 4.000 le coppie che vanno all’estero in cer­ca di trattamenti di procreazione assistita, in particolare di fecon­da­zio­ne eterologa (pratica illegale in base alla legge 40 fino alla deci­sio­ne della Corte Costituzionale del 2014 che ha fatto cadere il divieto), mentre sono una trentina le coppie italiane che ogni anno si recano in altri paesi per avere figli con il contributo di una portatrice.». – Giorgia Serughetti

 

 

IPSE DIXIT

 

Maternità - «A una donna non si può imporre di essere o non essere madre. E neanche di usare o non usare il proprio corpo a fini riproduttivi. Non lo può imporre una legge dello stato e non lo può imporre un contratto». – Maria Grazia Giammarinaro