martedì 10 maggio 2016

Ieri e oggi il Giorno del Ricordo

Da Avanti! online - www.avantionline.it/

  

Il Giorno del Ricordo ricorre nei giorni della rivolta del Ghetto di Varsavia. L’immagine-simbolo scelta dalle Comunità Ebraiche è un percorso di fili spinati a forma d’impronta digitale umana.

 

Da ieri sera fino alla giornata di oggi, in tutte le comunità ebraiche del mondo si ricorda il “Giorno del Ricordo della Shoah e del Coraggio” (Yom HaZikaron laShoah ve-laGvura) dedicata alle vittime e agli eroi che combatterono con tutti i mezzi a loro disposizione contro i nazisti. La data è quella della la rivolta del ghetto di Varsavia

L’immagine del Giorno del Ricordo è un percorso di fili spinati a forma d’impronta digitale che rappresentano simbolicamente il segno indelebile del popolo ebraico del passato, del presente e del futuro.

    Questo il motto della Giornata: “Non dimenticheremo e faremo in modo che i nostri figli facciano lo stesso nella speranza che questo terribile ricordo appartenga alla memoria condivisa per rafforzare l’unione con il popolo ebraico nella lotta incessante e senza quartiere contro l’antisemitismo e contro ogni forma di odio di natura religiosa, etnica, di genere”.

 

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martedì 3 maggio 2016

Migranti, dietro la paura

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

 C’è un diritto a emigrare come si evince da diverse convenzioni sull’argomento. L’emigrazione come fattore di liberazione e di emancipazione.

 

di Enzo Russo

 

Da anni l’Ocse e le organizzazioni delle Nazioni Unite raccomandano la ripresa dell’Emigrazione per compensare l’invecchiamento della popolazione nei paesi ricchi della Unione Europea – uno dei paesi con la popolazione più vecchia del mondo. A tal fine serve non solo l’inserimento nel mercato del lavoro ma anche la piena integrazione.

    Ricordo il discorso che la direttrice della sezione demografia dell’Istat, una ventina di anni fa, pronunciò alla Società degli economisti pubblici (Siep) a Pavia: ci disse che il fabbisogno di forze nuove per ottenere l’equilibrio demografico era stimato in circa 500 mila persone all’anno.

    Dopo le dichiarazioni della Merkel del settembre 2015 uno dei 5 saggi che consigliano il governo tedesco in una intervista al Sole 24 Ore ha detto che l’analogo fabbisogno della Germania è pari a 700 mila persone all’anno. Dal lato della domanda, per citare solo due casi, ci sarebbe in teoria ampio spazio per assorbire gli attuali flussi emigratori.

    Il problema più grave è dal lato dell’offerta, e la situazione dell’offerta si è aggravata con la crisi del 2008-09 che in Europa si trascina ancora sino ad oggi. La crisi ha prodotto secondo i calcoli dell’ILO (Ufficio internazionale del lavoro) 61 milioni di disoccupati in più rispetto alla situazione del 2008, colpendo in modo grave le aree del Sud dell’Asia e l’Africa a Sud del Sahara. E nei prossimi cinque anni la disoccupazione è vista peggiorare portando i disoccupati a 212 milioni nel 2019. Durante la sessione primaverile del G20 la direttrice del FMI, Christine Lagarde, ha confermato la gravità della situazione. Emma Bonino la settimana scorsa ha detto che 60 milioni di persone potrebbero emigrare dall’Africa.

    C’è la globalizzazione che velocizza i meccanismi di trasmissione e, come noto, c’è una flessione della crescita mondiale. E la ripresa in Europa è vista molto debole se non proprio di stagnazione complessiva. C’è anche l’accresciuta debolezza del movimento sindacale a livello mondiale. C’è l’inadeguatezza strutturale delle istituzioni sovranazionali che si occupano di questi problemi: Onu, Fmi, Banca mondiale e del sistema delle banche regionali che si occupano dei problemi della crescita e dello sviluppo, G7, G8, G20 – ora abbiamo anche il G5…

    All’assemblea generale dell’Onu prevalgono paesi dittature, nei paesi europei prevalgono governi di centro-destra. Ci sono alti tassi di disoccupazione nella UE: la crescita langue. Persino negli USA si teme la stagnazione secolare. Il Rapporto dell’ILO denuncia l’aumento delle diseguaglianze, calcola che al 10% più alto della popolazione va il 30-40% del reddito totale mentre al 10% più povero solo qualcosa tra il 2 e il 7%. Ovunque cala la fiducia nei governi ed è aumentato fortemente il disagio sociale dall’inizio della crisi globale.

    In questo scenario si acuiscono i problemi della emigrazione per motivi politici, per scappare dalla fame, dalle persecuzioni, dai conflitti interni….

    Dopo 40 anni di neo-liberismo nei paesi ricchi è fortemente aumentato l’egoismo e si è ridotta la solidarietà supposto che ce ne sia stata a sufficienza prima.

    Ricordo che la solidarietà non funziona in contesti di aree regionali molto larghe (continenti), figuriamoci a livello globale.

    Come economista preferisco ragionare in termini di reciprocità, di interesse comune ma, come sappiamo dall’esperienza, molti soggetti non riconoscono l’interesse comune neanche nel contesto ristretto locale.

    Cosa non funziona? Non funziona la governance mondiale, non funzionano i governi di centro-destra e, non di rado, neanche quelli di centro-sinistra. A livello globale, in un modo o nell’altro, prevale un consenso contrario all’intervento diretto della Stato nell’economia per cui non si adottano le politiche economiche più adatte a promuovere crescita del reddito, della occupazione e lo sviluppo sostenibile.

    Come sappiamo non c’è una tendenza spontanea del mercato alla piena occupazione. Al contrario, agli imprenditori fa comodo avere un esercito industriale di riserva – anche in Cina.

    Gli immigrati dicono alcuni rubano posti di lavoro ai locali. Ma il vero problema è che se c’è disoccupazione e c’è anche uno squilibrio demografico grave, i governi responsabili dovrebbero perseguire una politica economica in grado di creare posti di lavoro a sufficienza per i residenti e per gli immigrati.

    Se non si fa questo, si alimenta la nascita e crescita dei movimenti populistici e xenofobi. È quello che avviene un po’ dappertutto anche in Europa e in Italia. Ma da noi abbiamo l’apparente paradosso delle regioni del Nord che chiedono deroghe per consentire l’ingresso di immigrati perché questi, in pratica, non hanno diritti o sono costretti a non rivendicarli perché rischiano di essere rimandati indietro.

    Con alta disoccupazione e molti immigrati anche i lavoratori locali debbono accettare la riduzione dei loro diritti se vogliono continuare a lavorare.

    Lo ripeto: il problema è globale. Manca una politica economica idonea a produrre la crescita del PIL e dell’occupazione. Non funziona la governance mondiale? Oppure le sue istituzioni sovranazionali e i governi e/o i poteri forti che le egemonizzano non vogliono farla funzionare nell’interesse della stragrande maggioranza dei lavoratori per favorire la minoranza dei ricchi e dei potenti?

    Un’ altra riflessione riguarda il lancio da parte del governo italiano di un Patto per l’emigrazione con emissione di eurobond per il finanziamento di programmi di sviluppo nei Paesi africani. Secondo me, si tratta solo di una proposta che la Germania vede come provocatoria o come grimaldello per introdurre uno strumento che ha sempre avversato. Come si fa a pensare che l’UE possa emettere eurobond per finanziare lo sviluppo di Paesi africani quando non l’ha voluto fare per la Grecia o altri paesi cosiddetti periferici della stessa UE?

    Se riteniamo che il problema della crescita e dello sviluppo sostenibile è problema di carattere globale che interessa, in primo luogo, l’Africa ma anche altri paesi del mondo, perché l’UE non spinge per mobilitare le organizzazioni specializzate delle NU a partire dalla Banca Mondiale e dalle banche regionali di sviluppo? Queste hanno una lunga esperienza in materia e si finanziano con l’emissione di obbligazioni nei mercati finanziari. Con il QE (l’allentamento monetario) in America e in Europa ci sono “oceani di liquidità” ma questa non viene utilizzata per gli obiettivi più importanti. Perché l’UE non spinge per incrementare le risorse della Banca Mondiale, dell’African development Bank e dell’Asian Development Bank – senza dimenticare il Banco interamericano di sviluppo ? Per questo motivo ritengo che la proposta del governo italiano è solo fumo negli occhi degli altri partner europei.

mercoledì 20 aprile 2016

Legge sull’edilizia di culto

Da CRITICA LIBERALE - riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

Sconcerto per il "sì" del Veneto alla legge sull'edilizia di culto

 

"Una legge sbagliata che aumenterà la ghettizzazione delle comunità religiose di minoranza", è il commento del pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), all'indomani dell'approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto della cosiddetta legge "anti-moschee".

 

La legge, rubricata come "Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio", di fatto ricalca quella lombarda recentemente bocciata dalla Corte costituzionale perché lesiva del principio della libertà di culto (vedi NEV 8/2016). "Un testo – aggiunge sconcertato il pastore Negro - che comprende norme che limitano drasticamente la possibilità di aprire luoghi di culto e quindi violano il fondamentale principio costituzionale che riconosce la libertà delle pratiche religiose sia in privato che in pubblico".

    Tra le norme della nuova legge quella che tra l'altro impone che i luoghi di culto possano essere aperti solo in aree, generalmente periferiche, destinate a "infrastrutture". "La conseguenza è che invece di promuovere l'integrazione e lo scambio interculturale e interreligioso tra i musulmani e la comunità che li circonda – prosegue ancora il presidente FCEI -  con questo provvedimento si favorisce la crescita di aree chiuse, autoreferenziali e distaccate dal tessuto sociale della città. E' una scelta miope e irrazionale, compiuta sull'onda di un pregiudizio che mina il pluralismo religioso e distrugge il cammino compiuto in questi anni per tutelare la libertà di culto di tutte le minoranze. Noi evangelici denunciamo questo provvedimento che limita un principio costituzionale di primaria importanza e riaffermiamo il nostro impegno per la libertà religiosa di tutti, compresi quei musulmani che soffrono delle discriminazioni e della xenofobia alimentati dalla violenza dell'islamismo radicale di cui anch'essi sono vittime".

    Nelle scorse settimane la Corte Costituzionale ha "bocciato" alcuni articoli di un'analoga legge detta "anti-moschee" approvata dalla regione Lombardia, riconoscendo così la fondatezza delle ragioni contenute nell'istanza impugnativa che, avvalendosi della consulenza dell'avv. Alberto Fossati, la FCEI aveva prontamente promosso.

 

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Chiese virtuali ?

Da MondOperaio http://www.mondoperaio.net/

 

Le religioni tornano anche da noi protagoniste della dimensione pubblica, ma la secolarizzazione prosegue nello spopolamento delle chiese, un trend originariamente protestante nel quale le vecchie fedi si ripresentano soprattutto come un fatto etico e culturale…

 

di Danilo Di Matteo

 

La religione (le religioni), dopo gli anni nei quali la secolarizzazione completa della società sembrava inesorabile, tornano protagoniste della vita pubblica. Nel contempo, per ciò che riguarda la cristianità europea con le sue varie confessioni, continua a diminuire il numero di coloro che frequentano le chiese: come se si invocasse una presenza per lo più mediatica dei leader religiosi, una loro partecipazione e un loro coinvolgimento nello spazio pubblico, senza con ciò impegnarsi attivamente almeno la domenica mattina.

    Il fenomeno non riguarda solo il mondo cattolico. Anche i paesi protestanti per antonomasia del nord-Europa, quelli scandinavi, conoscono una percentuale bassissima di “membri di Chiesa”. Come se il protestantesimo fosse soprattutto un fatto culturale. E in Germania, dove la percentuale di cattolici e di protestanti è simile, i luoghi di culto sono sempre meno affollati.

    Da noi (e pure altrove) papa Francesco rappresenta un punto di riferimento assai importante: si discute sui suoi gesti e su ciò che scrive, è divenuto un vero e proprio simbolo, incarna tenerezza, misericordia, dialogo, amore cristiano. Eppure il numero dei “praticanti” diminuisce ancora. Un effetto del prevalere della dimensione virtuale? Di certo un dato sul quale riflettere, anche per i suoi risvolti in altri ambiti.

mercoledì 13 aprile 2016

Il ricatto del lavoro

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Continuando di questo passo, arriverà qualcuno che ci invita a rimpiangere la pena di morte poiché abolendola del tutto, si perderebbero dei posti di lavoro. Sicuramente quelli dei boia. So che si tratta di un’affermazione che ha del paradossale, ma invito tutti a riflettere prima che sia davvero troppo tardi e che nel senso comune prevalga l’idea che un posto di lavoro, magari anche soltanto promesso vale il sacrificio di qualsiasi principio e convinzione.

 

di Silvano Miniati

 

Stiamo rischiando una deriva pericolosa che porta oltretutto a considerare chiunque la pensi in maniera diversa da noi un pericoloso nemico che merita, com’è capitato a Saviano, di essere bollato come mafioso.

    A proposito, non c’era affatto nessun bisogno di rispolverare una vecchia e gloriosa testata come quella dell’Unità per dimostrare come anche a sinistra, pur rimanendo altra cosa rispetto al foglio e al giornale, una volta individuato uno che la pensa in modo diverso è del tutto lecito trasformarlo in un nemico, venduto e mafioso.

    A ben vedere, questo modo di ragionare, lo si sta utilizzando nella campagna pro o contro le trivellazioni e in ultimo sullo scandalo “Tempa Rossa”. Chi come me, per ragioni di età e di esperienza ne ha viste tante non può fare a meno di ricordare che quando incominciarono i dubbi, soprattutto in Piemonte sull’amianto o in Liguria sull’ACNA di Cengio e potremmo continuare ricordando Mestre , Taranto, per arrivare alla terra dei fuochi, l’argomento principale di coloro che erano evidentemente senza argomenti fu sempre quello che continuando con quelle politiche sciagurate, avremmo salvato o creato nuovi posti di lavoro.

    In queste ore, abbiamo assistito a servizi televisivi dedicati allo scandalo scoppiato in Basilicata, che ci hanno rimandato immagini di persone per bene e disperate, in prevalenza anziani che affermavano che alla fine almeno anche se c’erano state delle porcherie, erano state compiute a fin di bene in difesa di qualche posto di lavoro.

    Dichiarazioni che si possono comprendere in quanto provenienti da persone in perfetta buona fede. Dichiarazioni spontanee e niente affatto pagate dal faccendieri al servizio dei responsabili veri di una situazione tanto grave. In nome del posto di lavoro, oggi ci si chiede di rinunciare a priori al diritto di esprimere un’opinione e di andare invece al mare come ci fu proposto tanti anni addietro da persone che a ben vedere meritavano più considerazione di coloro che lo stesso appello lo fanno oggi.

  Sono davvero allarmato e quando mi torna per un attimo alla mente il posto di lavoro del Boia, giustificabile solo se esiste la pena di morte, so bene che è perché non sto improvvisamente impazzendo, ma perché tocco con mano il rischio di vedere tornare di moda una concezione del lavoro e della sicurezza che dalle miniere alle campagne fino agli impianti chimici ha già seminato tanti lutti nel nostro paese, bloccando oltretutto anche crescita e sviluppo