martedì 29 ottobre 2013

Il filosofo Peter Sloterdijk

DA RAFFAELLO CORTINA EDITORE

RICEVIAMO E VOLENTIERI SEGNALIAMO

 

Critica della ragion cinica

Concetto genere della banalità e del male, il “cinismo” è attitudine a farsi complice di qualsiasi cosa a qualunque prezzo. Con botto finale. Oggi come non mai. - Ritorna in libreria, vent’anni dopo l’opera degli esordi di Peter Sloterdijk, salutata da Habermas come un “capolavoro della letteratura filosofica”. L’edizione italiana dell’opera è curata da Andrea Ermano e Mario Perniola per le edizioni Cortina.

Il filosofo Peter Sloterdijk

“Cinismo” è oggi sinonimo di insensibilità, di un’amara disponibilità a farsi complice di qualsiasi cosa a qualunque prezzo. Ben altra natura possedeva il cinismo degli antichi, o quello che Nietzsche chiamava cynismus, una forma estrema di autodifesa che opponeva alla minaccia dell’insensatezza sociale un nucleo irriducibile di sopravvivenza, la sfrontatezza vitale di una filosofia vissuta. Se il cynicus Diogene viveva in una botte, il “cinico” moderno aspira invece al potere e al successo. Critica della ragion cinica parte da questa contrapposizione per rileggere l’intera storia della filosofia, sottoponendo a una serrata analisi il rapporto tra intellettuali e apparati di potere e il relativo strascico di sangue e ideologie.

Dalle esilaranti frecciate di Diogene contro Platone alla rivisitazione del Grande Inquisitore dostoevskijano, da Nietzsche e Heidegger alle drammatiche parabole della repubblica di Weimar e della rivoluzione russa, Sloterdijk mette a nudo i rischi estremi della falsa coscienza. Sostenuto da una inesauribile e travolgente forza satirica, intreccia provocatoriamente storia del pensiero e costumi sessuali, moda. arte, ideologia e mass media. E dopo aver tracciato una lucida diagnosi della catastrofe politico-morale del nostro tempo, ci indica una possibile terapia, attraverso il coraggio sereno e consapevole di un nuovo cynismus.

Edizione italiana a cura di Andrea Ermano e Mario Perniola. Con una Presentazione di Mario Perniola.

Peter Sloterdijk, fra i protagonisti del dibattito filosofico contemporaneo, insegna Filosofia ed Estetica presso la Staatliche Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe, università di cui è rettore dal 2001. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Devi cambiare la tua vita (2010), La mano che prende e la mano che dà (2012) e Stress e libertà (2012). / http://www.raffaellocortina.it/

 

 

IPSE DIXIT

Il funzionamento - «Il funzionamento sacrificale esige un non-sapere, che ormai non c'è più.» – René Girard

Epoche tarde - «Sono perciò predisposte al cinismo tutte le epoche caratterizzate dai gesti vani e da un raffinato “parlar coverto”, dove dietro ogni parola si celano riserve mentali, ironie, universi ostili, muti monologhi sotterranei nelle viscere di formulazioni ufficiali per penetrare le quali occorre essere un tantino co/ironizzanti, co/decadenti, collaborazionisti e, quindi, anche un po’ co/rotti...» – Peter Sloterdijk

 

sabato 19 ottobre 2013

Berlusconismo a scuola: un bilancio

Da vivalascuola riceviamo
e volentieri pubblichiamo

Sarà proprio vero che Berlusconi è finito? Forse è presto per
dirlo, comunque è certamente tempo di accennare un bilancio.

di Giorgio Morale



Ci prova la puntata di vivalascuola di questa settimana, con spunti per un bilancio della scuola nel ventennio berlusconiano:



http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/10/07/vivalascuola-149/



Come si è trasformata la scuola italiana in questo periodo? Quali sono state le parole più usate? Quali sono state le continuità? E discontinuità, ce ne sono state? O c'è qualche filo rosso che attraversa il periodo? Ci riflette Giovanna Lo Presti con uno sguardo che abbraccia l'inizio e la fine del ventennio, da D'Onofrio a Carrozza. Con qualche sorpresa. O forse no. Completano la puntata le notizie della settimana scolastica.

L’accumulazione e l’avidità

Da MondOperaio
http://www.mondoperaio.net/


Il capitalismo è un fenomeno di difficile definizione, per le molte implicazioni sul piano storico, politico e sociale. La sua definizione comunemente accettata si ha con la Rivoluzione Industriale, e gli economisti che concorrono a formularla lo definiscono come modo efficiente di organizzare la produzione, la distribuzione e il consumo dei beni, fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione.

di Gianfranco Sabattini


Karl Marx sostiene che il capitalismo, anche se efficiente, è iniquo sul piano sociale, e pertanto insostenibile. Max Weber attribuisce al capitalismo un significato culturale e sociale legato al pensiero religioso protestante, che prescrive per gli uomini una vita proba, finalizzata a massimizzare il risparmio attraverso la rinuncia al consumo, propensioni indispensabili all'accumulazione. Secondo Weber, successivamente e autonomamente dalla religione, tali propensioni si perpetuano indipendentemente dalle volontà dei singoli, trasformandosi in una forma di ascesi resa necessaria dalla competizione.

Per John Maynard Keynes il capitalismo è una grande conquista dell'uomo, esposta però al rischio di un'auto-estinzione; esso infatti, per sopravvivere, necessita che le istituzioni in cui si incorpora siano di continuo regolate al fine di eliminarne gli effetti indesiderati sul piano sociale. Anche per Karl Polanyi è un prodotto della società umana, però storicamente datato, e non un prolungamento della naturale tendenza umana ad arricchirsi, come vuole il pensiero liberale. Quest'ultima visione è largamente accolta nel dibattito attuale sui limiti del capitalismo, inteso sia come modo di produzione che come ideologia sociale tesa a giustificarlo.

Rispetto all'origine del capitalismo come modo di produzione si discute molto sul ruolo svolto dalla formazione delle pre-condizioni che ne hanno reso possibile l'avvento. Paolo Prodi e Giacomo Todeschini mostrano come i dibattiti teologici del mondo cattolico su usura, distinzione tra capitale sterile e capitale produttivo, giusto prezzo, bene comune ed altro ancora, contribuiscono a costruire il quadro etico e normativo che ha fatto del mercato un'istituzione affidabile e stabile. Il sociologo francese Gérard Delille, in L'economia di Dio, di recente pubblicazione, integra la discussione sulla nascita del capitalismo individuando l'impatto che sulla sua affermazione hanno avuto i differenti modi in cui le tre religioni monoteiste hanno definito e regolato i rapporti parentali.

Secondo il sociologo francese la regolazione della struttura familiare e parentale nell'antichità era formulata per costruire patrimoni che le famiglie intendevano conservare al loro interno, bloccandone la circolazione. Questo sistema è rimasto anche dopo la rivoluzione industriale; ne sono prova li maggiorascato, il "maso chiuso" ed altre istituzioni simili.

Indubbiamente prima della rivoluzione industriale le istituzioni che limitavano la circolazione dei patrimoni favorivano l'accumulazione di rilevanti ricchezze in poche famiglie; il maggiorasco, del quale si conservano ancora oggi alcuni "residui storici" come ad esempio il maso chiuso, era lo strumento giuridico mediante il quale i nuclei familiari tramandavano ai discendenti i propri patrimoni. Si istituiva erede il proprio figlio maschio e primogenito, o in mancanza il proprio fratello, perché conservasse il patrimonio ereditario al fine di lasciarlo alla propria morte al proprio figlio, che a sua volta doveva trasmetterlo al suo discendente diretto, e così via.

I dibattiti e le istituzioni medioevali sulla gestione e sull'uso delle risorse hanno certamente contribuito a creare il quadro etico che ha reso affidabile e stabile il mercato e a realizzare la concentrazione di cospicui patrimoni nelle mani di pochi. Il quadro etico e la concentrazione patrimoniale, però, prescindendo dall'interpretazione weberiana, non hanno contribuito alla creazione dell'ethos del capitalismo: questo esprime non solo un ordine morale, ma anche un retaggio di competenza e di conoscenza.

L'ethos proprio del capitalismo non evoca solo l'auri sacra fames antica quanto l'uomo: esso evoca anche una particolare disposizione dell'uomo rispetto alle risorse in sé e per sé considerate, prescindendo quindi da ogni riflessione valoriale. Ciò significa che l'ethos capitalista non implica solo conservazione e concentrazione della ricchezza in poche mani: implica anche una sua continua espansione, facendo di questa una specifica vocazione professionale.

Lo "spirito" del capitalista ad espandere di continuo le risorse delle quali dispone è giustificato sul piano etimologico dalla derivazione della parola capitalismo dal sostantivo latino caput (testa, inizio, ecc.). Il termine caput sta appunto ad indicare che l'espansione del capitale deriva unicamente dallo svolgersi di un processo che ha come "testa" o "inizio" la destinazione di ciò che resta di ogni produzione, al netto della reintegrazione di quanto si è investito per ottenerla, al reinvestimento, finalizzato al continuo rafforzamento del processo stesso.

E' questo lo "spirito-propensione" proprio del capitalismo, e non una qualsiasi propensione ad accumulare fuori dalla logica implicita nell'attività di reinvestimento. Dopo la rivoluzione industriale l'affermazione della propensione ad aumentare di continuo il capitale è valsa a sostituire le vecchie istituzioni del tardo Medioevo con nuove istituzioni, quali ad esempio le "autorità antitrust" poste a garanzia della contendibilità delle risorse nei confronti dei vecchi proprietari, e le public companies per la diffusione della proprietà: tutte poste a presidio dell'eliminazione degli impedimenti alla circolazione delle risorse, al fine di favorire l'aspirazione del massimo numero di soggetti a divenire proprietari di un patrimonio per accrescerlo attraverso il reinvestimento e non attraverso la sola conservazione-concentrazione delle risorse ereditate dal passato.

Gli economisti che hanno reso rigorosa la spiegazione delle logica di funzionamento del capitalismo inteso come modo di produzione sono stati quindi affiancati da quelli che hanno inteso mettere il capitalismo e il suo "spirito" a disposizione degli uomini per liberarli dal bisogno attraverso la combinazione dell'efficienza con la giustizia sociale. L'intento è stato però frustrato dal prevalere di coloro che hanno avuto interesse ad assolutizzare la libertà posta a fondamento del mercato, prescindendo da ogni considerazione sociale.

Costoro, spesso con azioni illegali sistemiche sotto il velo della libertà, sono stati gli artefici della regressione dello spirito del capitalismo al suo contrario, ovvero all'auri sacra fames – esecranda fame dell'oro. Oggi perciò occorre ricuperare lo spirito originario del modo di produzione capitalista per finalizzarlo alla realizzazione di un mondo futuro migliore di quello attuale, e ciò prima che i rudi capitalisti attuali lo distruggano in nome di una crescita senza limiti e regole per una presunta civiltà del benessere.

giovedì 17 ottobre 2013

Sono un ingenuo?

FONDAZIONE NENNI
http://fondazionenenni.wordpress.com/

di Giuseppe Tamburrano

Ducunt volentem fata, nolentem trahunt. Forse Berlusconi conosce questo detto di Seneca; ora certamente lo prova sulla sua pelle e meglio sulla sua libertà. Il suo futuro è una sequela di arresti, condanne: di perdita non solo del potere, ma della libertà, della rispettabilità (questa già compromessa).
Qualche tempo fa (vedi Sogno di una notte di mezza estate<http://fondazionenenni.wordpress.com/2013/09/03/sogno-di-una-notte-di-mezza-estate/#more-2301>, del 3 settembre 2013) gli ho consigliato di tagliare la corda, di stabilirsi in qualche angolo di paradiso che non estradi in Italia e di vivere da sultano gli ultimi anni della sua vita. Ora è privo di passaporto, ma non dei mezzi per un espatrio clandestino (ci è riuscito il Conte di Montecristo, di cui gli consigliamo la lettura). E ponga così fine anche fisicamente all'era Berlusconi, che altrimenti giacendo nelle patrie galere la cosa cambia per lui, non per noi!
Che cosa può accadere in Italia? Paese imprevedibile! Ma se come diceva Croce "prevedere è ben vedere il presente" mi sembra che nei primi spostamenti si intraveda la nascita di un forte movimento al centro (Casini, che sembrava scomparso è ritornato in TV) con l'apporto di un forte nucleo di berlusconiani; la coagulazione di una destra attorno ai falchi alla Santanchè, la Lega e quant'altri; la decantazione della sinistra con Letta e/o Renzi alla sua guida. E un forte movimento estremista fuori dai giochi della politica parlamentare-governativa ed in declino nella misura in cui la situazione politica si decanta.
E' quel che ho scritto tempo addietro: ma allora era in qualche modo fantastoria. Ora può diventare la storia della III Repubblica. A questo quadro manca un tassello importantissimo: la legge elettorale. Ma ora che Berlusconi non c'è più e che sul terreno sociopolitico vi sono le componenti di una nuova articolazione è augurabile che la nuova maggioranza possa operare non solo per la ripresa economico-finanziaria, ma anche per una riforma istituzionale.
Sarò un ingenuo inguaribile: ma se non c'è una speranza a che cosa serve essere cittadino? E fatemi dire tutto: in questo rinnovamento della vita pubblica io vedo un ritorno di una componente socialista autentica. Ma non mi fate sperare troppo!

Non indagate i superstiti

LAVORO E DIRITTI
a cura di www.rassegna.it<http://www.rassegna.it/>

Manconi (Pd) presenta un ddl per l'abolizione del reato di clandestinità. Schulz: Italia lasciata sola. L'appello dell'Asgi, dopo che la procura ha iscritto nel registro degli indagati i 155 migranti scampati al naufragio.


Scampati alla morte e adesso sotto indagine per il reato di immigrazione clandestina. È la sorte dei 155 migranti salvati dalle acque di Lampedusa dopo il naufragio della scorsa settimana. Al riguardo l'Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione) esprime "grandissime perplessità di fronte al comportamento della procura di Agrigento che ha iscritto nel registro degli indagati tutti i sopravvissuti per il reato di ingresso irregolare di cui all'art. 10 bis". Sebbene si tratti di un atto dovuto, come sostiene la Procura, l'Asgi fa notare che sfugge "il senso di attivarsi con tale celerità per criminalizzare soggetti che hanno vissuto una così immane tragedia, quando già appare evidente che gli eventuali procedimenti che si dovessero aprire nei confronti dei rifugiati sono destinati a concludersi con una sentenza di non luogo a procedere, visto che essi hanno diritto a forme di protezione internazionale".

L'Asgi evidenzia "come non può affatto essere considerato irregolare l'ingresso di coloro che sopravvivono ad un naufragio, sprovvisti dei requisiti formali per l'ingresso se presentano tempestivamente domanda di asilo alle autorità, perché in tali ipotesi la condotta appare lecita fin dall'inizio". "L'evidente assurdità di detta situazione mette in luce ancora una volta come sia inderogabile l'eliminazione dal nostro ordinamento del reato di immigrazione irregolare, norma del tutto insensata e di dubbia conformità con il diritto dell'Unione, che ha inutilmente moltiplicato processi inutili e colpito proprio i soggetti più deboli e bisognosi di aiuto".

"Alla luce delle dichiarazioni riportate dalla stampa da parte di alcuni rappresentanti politici, – concludono i giuristi – sebbene non vi siano al momento in cui scriviamo indagini per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina verso coloro che hanno preso parte alle operazioni di soccorso, ci sembra importante ricordare che, se venissero avviate, ciò costituirebbe un vero e proprio assurdo giuridico".

Luigi Manconi, senatore del Partito Democratico, ha presentato un disegno di legge per l'abrogazione del reato di clandestinità. "Quello di clandestinità – dichiara Manconi - è un reato orribile che punisce non per ciò che si fa ma per ciò che si è. Non per un delitto commesso, ma per una condizione di vita: migrante, fuggiasco, povero. E questo contribuisce a riportare il nostro ordinamento giuridico a una condizione precedente l'affermazione dello stato di diritto: sorprende che i tanti garantisti presenti nel PdL non siano finora insorti contro una norma così regressiva e liberticida. E si tratta di un reato assai pericoloso perché rappresenta l'immigrato e il richiedente asilo come un nemico". Inoltre, l'ingresso e la permanenza irregolari nel territorio dello Stato - continua Manconi - rischiano di sottrarre l'imputato alle garanzie previste dalla direttiva rimpatri che non si applica, appunto, alla materia penale. Infine, e palesemente, quel reato non contribuisce in alcun modo a contenere i flussi migratori, mentre aggrava ulteriormente il contenzioso giudiziario penale. Una ragione in più per abrogare una norma inutile e ottusa, tanto più che la Corte Costituzionale, nel luglio del 2010, ha dichiarato illegittima l'aggravante di clandestinità".

Dal fronte Pdl si registra le risposta di Carlo Giovanardi. Il senatore Pdl avanza tre proposte "per reagire alla tragedia di Lampedusa: tornare alla impostazione originale della Turco-Napolitano, confermata dalla Bossi Fini, con l'abrogazione del reato contravvenzionale introdotto con la legge 94 del 2009, che sanziona penalmente il mero ingresso e soggiorno irregolare dello straniero, creando una assurda sovrapposizione tra illecito amministrativo e illecito penale, da me inutilmente contrastato a suo tempo, come responsabile delle politiche familiari del Governo Berlusconi". E ancora: "Non scrivere libri dei sogni, ma trovare subito le risorse finanziarie per ampliare i Centri di prima accoglienza e rendere agibili e vivibili i CIE, sia dal punto di vista di un dignitoso trattamento degli ospiti che da quello della effettivita' delle espulsioni, uscendo dalla logica perversa del risparmio, introdotta dal Governo Monti, che costringe poi a spendere milioni di Euro per chiudere e ristrutturare gli ambienti distrutti dalle rivolte". "Impostare una legge navale che consenta di avere mezzi per pattugliate efficacemente le nostre coste, sia in funzione di sicurezza che di interventi umanitari, con un maggior immediato coordinamento della Marina, Guardia Costiera e mezzi navali delle varie forze di Polizia impegnate in quel Teatro", conclude Giovanardi.

"E' una vergogna che l'Unione Europea abbia lasciato così a lungo l'Italia da sola ad affrontare il flusso di migranti dall'Africa". Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, in un'intervista al quotidiano tedesco 'Bild'. Per Schulz ogni Paese membro della Ue dovrà accogliere in futuro un maggior numero di migranti. "Questo significa – ha sottolineato – che anche la Germania dovrà accogliere un maggior numero di persone".

"Mercoledì sarò a Lampedusa per ribadire la solidarietà dell'Unione europea e per vedere" la situazione. "Andrò a dire che bisogna fare di più a livello europeo per rispondere a queste situazioni e prevenire simili tragedie". Lo ha detto José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea.