lunedì 9 febbraio 2015

"Con Pertini al Quirinale"

LA RECENSIONE

  

Simboli e poteri - I diari di Antonio Maccanico

 

di Stefano Rolando

 

L’edizione postuma dei diari di Antonio Maccanico relativi al settennato di Sandro Pertini al Quirinale riguardano il tratto 1978-1985. Sono stati curati e dettagliatamente annotati da Paolo Soddu (contemporaneista a Torino, autore di una biografia dedicata a Ugo La Malfa) e prefati da Eugenio Scalfari, di cui il Mulino (che li edita) sceglie un breve brano come cifra interpretativa complessiva che appare nel retro di copertina: “Non era facile guidare un uomo come Pertini, specie da quando aveva assunto la più alta carica dello Stato, e non era facile proteggerlo dal suo carattere, dalle decisioni che prendeva più col cuore che con la sua testa e che attuava immediatamente. Ma Tonino ci riuscì dedicandogli tutto se stesso”.

    Seicento pagine ripropongono anni crucialissimi della storia dell’Italia repubblicana. Anni con le radici affondate in tutto il secolo, con il disvelamento – ovvio per gli addetti ai lavori, meno per l’opinione pubblica – dei pochi e riservati luoghi in cui tutta la classe dirigente italiana, ancora nel pieno della sua prioritaria articolazione nel pluralismo dei partiti, converge nella quotidianità, converge nelle verità, converge nelle fragilità, converge nelle vanità. Ma è ancora dedita ad un progetto complessivo di evoluzione della incompiuta democrazia italiana, confrontandosi con la chance ­ (che la presidenza Pertini offre) di ricucire lo strappo ormai grave tra istituzioni e cittadini e di trasformare l’abisso degli anni segnati dal terrorismo in una opportunità di riscatto e di orgoglio nazionale. Dunque gli anni che vanno dal caso Moro al caso Craxi, cioè dall’esplosione del progetto di unità nazionale causata dall’assassinio del leader della DC (e probabile prossimo presidente della Repubblica) al rilancio della competizione politica e ideologica della regola democratica. Un rilancio gestito – dopo e solo per alcuni versi anche in continuità rispetto al governo Spadolini – soprattutto dai socialisti (…)

 

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SEGNALAZIONE

 

Je suis laïque!

 

Nel nome di Giordano Bruno 

 

Roma Piazza Campo de’ Fiori 

martedì 17 febbraio 2015 ore 17.00

 

C e r i m o n i a

deposizione corone e saluti istituzionali

Interventi musicali: Lucia Ianniello  tromba,  Maria Giuditta Santori  percussioni

 

C o n v e g n o

Maria Mantello – Giordano Bruno, né dogmi, né padroni

Franco Ferrarotti - Giordano Bruno, la poesia della libertà

Carlo Bernardini – Laicità – Scienza - Libertà

 

Partecipazione artistica del Centro Studi Enrico Maria Salerno

 

Presenta Antonella Cristofaro

 

Anche quest’anno l’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, in collaborazione con Roma Capitale, ricorderà il 17 febbraio a Roma in piazza Campo dei Fiori (ore 17.00), il grande filosofo Giordano Bruno, mandato al rogo dalla lucida follia della Santa Inquisizione il 17 febbraio del 1600.

    Il convegno, al titolo ormai tradizionale “Nel nome di Giordano Bruno” aggiunge quest’anno il sottotitolo  "je suis laïque”, come omaggio anche ai liberi pensatori del Charie Hebdo che hanno pagato con la vita il coraggio della loro satira dissacratoria: proclama di non sottomissione a chi pretende che la religione sia al di fuori di ogni possibilità di analisi e critica. 

    Dopo l’attentato di Parigi al Charlie Hebdo, per l’Europa e il mondo democratico, per chi lotta per la democrazia e i diritti, la questione della laicità assume ancor di più valore di baluardo sia in "casa nostra", che contro la furia di dominio teocratico dei cecchini e tagliatori di teste jiadisti che sognano un unico popolo di sottomessi a un unico libro in nome di un unico dio.

    Je suis laïque, è allora il grido di resistenza attiva nella rivendicazione orgogliosa delle radici occidentali della democrazia, nella volontà di difenderla da chi sta cercando d’imporre la massificazione integralista della sua guerra santa, e nella desertificazione della individualità cannibalizza ogni sentimento di amore e solidarietà elevando odio e rapina a sistema di potere.

    Je suis laïque è la forza della ragione nell’intransigenza della tutela del primario diritto umano alla libertà di pensiero, valore fondante della civiltà occidentale, dell’Europa dei diritti e della democrazia che nella scelta e nel dubbio ha le proprie radici laiche.

    Radici che continuano a sbocciare anche se il fideismo cerca di reciderle, come scriveva Giordano Bruno: «Sono amputate radici che germogliano, son cose antique che rivegnono, son veritadi occolte che si scuoprono: è un nuovo lume che dopo lunga notte spunta all’orizonte et emisfero della nostra cognizione, et a poco a poco s’avicina al meridiano della nostra intelligenza».

    Di Giordano Bruno e della sua filosofia libertaria e attualissima, baluardo di laicità, parleremo martedì 17 febbraio a partire dalle ore 17.00 sotto il monumento a Giordano Bruno in Piazza Campo de’ Fiori a Roma.

    Un convegno a cielo aperto, che col patrocinio di Roma Capitale e del Centro Internazionale di Studi Telesiani, Bruniani Campenelliani “Alain Segonds - Giovanni Aquilecchia”, dopo la cerimonia di deposizione delle corone e i saluti istituzionali del Comune di Roma e di Nola continuerà con le relazioni di Maria Mantello (Giordano Bruno, né dogmi – né padroni); Franco Ferrarotti (Giordano Bruno, la poesia della libertà); Carlo Bernardini (laicità, libertà e scienza). Partecipazione artistica del Centro studi Enrico Maria Salerno e delle musiciste Lucia Ianniello e Maria Giuditta Santori. Presenta la scrittrice Antonella Cristofaro.

 

Maria Mantello,

Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

        

 

Per liberare il Mezzogiorno dall'economia criminale

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

Il Viaggio della legalità fa tappa a Napoli e in Campania. Una settimana di incontri, dibattiti, assemblee nei territori e nei luoghi di lavoro. Far ripartire il Paese dalla lotta alla corruzione

 

di Gianluca Torelli

 

Il “Viaggio della legalità” in questi giorni fa tappa in Campania. Una settimana di incontri, dibattiti, assemblee nei territori e nei luoghi di lavoro. La cinque giorni campana è stata aperta dall'iniziativa che si è svolta lunedì scorso a Napoli, nella centralissima Villa Pignatelli, cui ha partecipato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. La mattinata di riflessione è stata coordinata dal Segretario della Cgil Campania Franco Tavella e introdotta dal Segretario della Cgil dell'area metropolitana Federico Libertino.

    Al centro del dibattito una domanda: come si liberano il Mezzogiorno e il Paese dall'economia criminale? Gli interventi dei relatori hanno provato ad affrontare questo nodo e a fornire delle risposte. Nella sua relazione introduttiva, Libertino si è concentrato in particolare sul contrasto alla corruzione, sul recupero delle aziende sequestrate e confiscate - su cui, ha spiegato Libertino, la Cgil di Napoli sta portando avanti una sperimentazione sindacale che sta dando grandi risultati -, sulla lotta alle ecomafie e sull'emersione del lavoro nero. In particolare, secondo Libertino, è necessario un cambio di passo da parte del Governo, che deve affrontare con determinazione i nodi cruciali della lotta alla criminalità economica e investire uomini e risorse nel settore della sicurezza e della giustizia, così come sono necessari investimenti, in particolare nel meridione, per creare posti lavoro e sviluppo. Fra le proposte di Libertino, quella di un profondo intervento di rigenerazione urbana che interessi in particolare le periferie di Napoli, un'iniziativa che secondo il segretario della Cgil di Napoli potrebbe “da un lato dare impulso all'occupazione, per dare risposte e una prospettiva di futuro ai giovani, creando posti di lavoro che vorrebbero dire libertà e progresso, dall'altro rimuovere quei fattori di degrado urbano e ambientale che sono poi anche la radice del degrado sociale e culturale, e ne rappresentano un presupposto spesso determinante.”

    All'iniziativa di Villa Pignatelli hanno partecipato Maria Cristina Amoroso, sostituta procuratrice della Repubblica presso il Tribunale di Nola, esperta in reati connessi alla criminalità e in reati ambientali, Donato Cafagna, vice prefetto incaricato dal Ministero degli Interni per la vicenda di Terra dei fuochi, e Fabio Giuliani, referente regionale di Libera in Campania, oltre a Raffaele Cantone, presidente dell'autorità nazionale anticorruzione, impegnato proprio in questi giorni a fare luce sulla vicenda degli appalti truccati all'ospedale di Caserta, dove i clan di camorra sono riusciti per anno a inquinare la regolarità nell'aggiudicazione delle gare. Il presidente Cantone ha rivolto, tra le altre cose, un appello alla Cgil a combattere insieme la battaglia contro la corruzione. Secondo Cantone la lotta alla corruzione è prioritaria per far ripartire l'economia del Paese e ridare competitività alle nostre imprese, che spesso a causa della corruzione non fanno innovazione e non investono per accrescere il proprio know how.

    Ha concluso i lavori Susana Camusso, che ha evidenziato come la legalità debba diventare “la quotidianità dell'osservazione”, una pratica quotidiana. Dopo la settimana campana, il "Viaggio della legalità" ripartirà alla volta di Roma, dove si concluderà il 19 febbraio.

 

martedì 3 febbraio 2015

Craxi - A quindici anni dalla morte

Il 19 gennaio del 2000 si spegneva in Tunisia Bettino Craxi. Sostiene Intini che mettevo a dura prova la sua pazienza. Io lo criticavo quando ritenevo che sbagliasse. Questa è la vera amicizia! Ma stimavo Craxi un grande leader e così voglio ricordarlo.

 

di Giuseppe Tamburrano

 

Lo ricordo con la pietas commossa per la sua morte in terra straniera e con l’affetto di chi non è stato suo scudiero ed ha cercato solo di aiutarlo ad usare al meglio le sue grandi doti: perciò lo criticavo quando ritenevo che sbagliasse (questa è la vera amicizia!).

    Sostiene Intini che mettevo a dura prova la sua pazienza: un giorno in direzione chiesi la parola ma me la negò con un sopruso. Ho avuto da parte sua un altro atto di inimicizia, quando chiese a Giuliana Nenni di togliermi la presidenza della Fondazione Nenni. Giuliana lo ha raccontato a Enzo Biagi: “Craxi non ama i suoi contestatori e Tamburrano è stato un coerente oppositore e una persona intellettualmente onesta. Craxi avrebbe desiderato un altro, ma senza fare nomi”. (La Disfatta, Rizzoli, p. 43)

    Anche se non sapevo né volevo tenere le lingua a freno stimavo Craxi un grande leader. E così voglio ricordarlo, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino quando la miopia di Occhetto impedì ai due partiti, ormai non più divisi dal muro, di unirsi e dare vita all’alternativa alla DC.

    Ricordiamolo, compagni: lo merita. E’ stato perseguitato dalla Procura milanese. Non avevano prove di reato e usarono la logica aberrante:”non poteva non sapere”. Arrivarono al punto, nella loro persecuzione, di affermare che aveva “confessato” in un discorso il 29 aprile 1993, un grande discorso alla Camera nel quale egli, rivolto agli altri partiti, dichiarò che il finanziamento ai partiti era largamente irregolare e illegale e che occorreva riformarlo e aggiunse: se qualcuno in questa Aula ritiene che il finanziamento del suo partito è regolare si alzi. Non si alzò nessuno: nemmeno Cossutta che forse aveva in tasca i rubli ricevuti freschi freschi dai sovietici.

   Craxi voleva sollevare un caso di coscienza collettivo delle forze politiche per affrontare in modo nuovo il problema del finanziamento e in generale del sistema partitocratico: ma lui era uno statista, gli altri dei conigli o delle volpi.

    Del suo discorso si interessò la Procura di Milano e quei Torquemada dissero: ma questo discorso è una “chiamata di correo”, è dunque una confessione. E Craxi, assaltato da tanti sciacalli, andò a morire straziato fuori del suo Paese. Ricordiamolo, compagni!

 

Borrelli - "Chiedo scusa per il disastro seguito a "Mani Pulite". Non valeva la pena di buttare il mondo precedente per cadere in quello attuale." - Francesco Saverio Borrelli

 

Di Pietro - «Bettino Craxi si assunse le sue responsabilità e denunciò in eguale misura quelle degli altri, aiutando così la nostra inchiesta. E questo Craxi lo sapeva, non lo fece insomma a sua insaputa, non era un ingenuo. Denunciò il sistema di Tangentopoli nell’aula della Camera e davanti ai giudici del tribunale di Milano. Gli altri invece hanno fatto gli ipocriti e hanno continuato a farsi i ca… loro». – Antonio Di Pietro

mercoledì 17 dicembre 2014

Diritti umani, Rom

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

 

 

"Fare business sui migranti è un crimine contro l'umanità". Il sindaco Marino s'impegna con l'associazione 21 Luglio: "Troveremo alternative. A dispetto della "mala cooperación" in città anche eventi culturali come "Roma suona Rom".

 

di Raffaella Sirena

 

Nella giornata mondiale dei diritti dell’uomo si torna a parlare di politiche di accoglienza e di inclusione sociale. Lo fa il sindaco di Roma Ignazio Marino all’indomani delle numerose iniziative promosse dall’Associazione 21 Luglio attraverso la campagna "Romaidentity – Il mio nome è Rom".

    Dopo il concerto al Teatro Argentina di lunedì 8, che ha visto il tutto esaurito per lo spettacolo con artisti rom di vari paesi europei, e in concomitanza con gli scandali legati all’inchiesta “Mafia Capitale”, l’amministrazione capitolina ha deciso di dare un segnale forte e di impegno per risolvere il nodo dell’integrazione della popolazione romanì.

    Che i campi rom siano luoghi di segregazione, peraltro gestiti sborsando somme ingenti, non è proprio una novità. Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 Luglio, lo ripete da tempo e solo pochi mesi fa lo aveva dichiarato senza mezzi termini in occasione della presentazione del dossier Campi Nomadi S.p.A., mettendo in evidenza tutte le falle di un sistema fondato arbitrariamente sull’emergenza. Soltanto nel 2013, infatti, sono stati spesi circa 25 milioni di euro per i villaggi di solidarietà, otto quelli regolari autorizzati dal Comune e altrettanti quelli tollerati.

    Esattamente venti anni fa, nel 1994 con la giunta Rutelli, è stato realizzato a Roma il primo campo a via Salviati, mentre l’ultimo risale al 2012 in zona La Barbuta. Recentemente la Commissione europea si è pronunciata contro il sistema dei campi nomadi, riconoscendo la violazione dei diritti umani e paventando l’apertura di una procedura d’infrazione contro il governo italiano per condannare la politica discriminatoria e le pratiche degli sgomberi forzati.

    Alexian Santino Spinelli – musicista e compositore che insieme al suo gruppo e all’Orchestra europea per la Pace ha partecipato al concerto Roma suona Rom – denuncia la condizione di apartheid che si vive all’interno dei campi rom. “Sono uno scandalo razziale – dice Alexian – e il fatto che si faccia business su immigrati e rom rappresenta un crimine contro l’umanità. Le istituzioni devono azzerare le modalità fino ad oggi applicate, eliminando i rapporti con le organizzazioni collegate alla criminalità e promuovendo immediatamente la creazione di una consulta romanì composta esclusivamente da rom e sinti. I rom sono in grado di autorappresentarsi anche senza la mediazione di associazioni laiche o religiose. Se si combatte la segregazione si combattono anche l’economia di sopravvivenza e l’illegalità. Bisogna agire non solo a livello sociale e abitativo, ma anche a livello culturale per smontare pezzo dopo pezzo il pregiudizio”.

 

martedì 9 dicembre 2014

Anomalia istituzionale

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

 

di Cesare Salvi

 

Bimestre bianco: alle anomalie istituzionali iniziate con il governo Monti si aggiunge una nuova, quella di dimissioni pronosticate, ma non ancora date, dal capo dello Stato. D’altra parte, Napolitano aveva reso chiaro al momento della sua rielezione che si sarebbe dimesso prima del termine del settennato, e i partiti hanno accettato, così come avevano accettato tutte le sue scelte degli ultimi anni, dal governo Monti in poi.

    Fatto sta che a una situazione già difficile sul piano politico-istituzionale, come tutte quelle che precedono l’elezione del presidente della Repubblica, ancora una volta i partiti aggiungono problemi. In primo luogo, per le divisioni interne che li attraversano, e che possono trovare nello scrutinio segreto il modo di manifestarsi. In secondo luogo, per lo scontro che si è aperto sulla priorità da dare alle riforme (elettorale e costituzionale) o all’elezione del nuovo capo dello Stato.

    Questa controversia è proprio strana. Renzi dice che intende governare tutta la legislatura. Perché allora questa fretta? C’è chi dice che pensa a elezioni anticipate, che in ogni caso però non potrebbero svolgersi nei primi mesi del prossimo anno, per tre ragioni. In primo luogo, la legge elettorale anche se sarà approvata dal Senato nelle prossime settimane, dovrà poi ritornare alla Camera, essendo previste modifiche. Inoltre, perché rimane aperto il problema della legge elettorale per il Senato, non prevista dall’Italicum (mentre la riforma costituzionale richiederà ancora almeno un anno, nell’ipotesi dell’ iter più rapido). Infine, perché Napolitano ha reso chiaro che non intende sciogliere le Camere: ci penserà, se mai, il suo successore.

    Si ha quindi l’impressione che dietro questo braccio di ferro tra i contraenti del patto del Nazareno ci sia qualcosa d’altro: più ancora del nome, la caratteristica del nuovo Presidente, se cioè un uomo (o una donna) vicino a Renzi, e quindi disponibile ad assecondarlo, compreso il voto anticipato, oppure una persona che garantisca a Berlusconi la “agibilità politica”.

    Si rischia però di andare così a una decisione molto importante nel peggiore dei modi. La vera questione è la scelta della persona più idonea a svolgere la funzione che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica, non certo i vantaggi che ne potrà trarre nel breve periodo questo o quel leader di partito.

    È bene ricordare che chi sarà eletto l’anno prossimo resterà in carica fino al 2022. Il mandato settennale previsto dalla Costituzione, così come il quorum elevato per l’elezione (pensato del resto con un sistema elettorale proporzionale), servono appunto per indicare che la persona eletta deve essere fuori non certo dalla politica, ma dai giochi politici a breve termine. Il compito principale del Presidente è assicurare la fedeltà alla lettera e allo spirito della Costituzione. E deve essere persona di esperienza (per questo è richiesto che abbia almeno 50 anni).

    Vi sono persone con queste caratteristiche in Italia? Certamente. Ma c’è una maggioranza per eleggerla? Ricordo che PD, 5 stelle e Sel avranno circa 640 “grandi elettori”, e che il quorum (la maggioranza assoluta) del quarto scrutinio è di 505 voti. È davvero cosi difficile sciogliere definitivamente il “patto del Nazareno”, e aprire per l’Italia una nuova stagione di speranza democratica?