martedì 12 aprile 2011

Le anticipazioni di Fahrenheit

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Fahrenheit racconta il meglio di "Libri come",la festa del libro e della lettura all'Auditorium Parco della Musica di Roma, con due puntate speciali:

Sabato 9 aprile dalle 18.00 con: Carlo Lucarelli, Giovanni Orelli, Miguel Gotor, Michele Ainis, Thar Ben Jelloun.

Domenica 10 aprile dalle 18.00 con Antonio Tabucchi, Franco Buffoni, Enzo Golino, Luca Serianni, Alessandro Bergonzoni.

L'appuntamento è quindi alle 18.00, alla postazione di Radio3 all'interno dell'Auditorium, per assistere dal vivo alle puntate in diretta.

Martedì 12 Aprile a Radio3 è Radio Pride!

Un' intera giornata, scandita da una programmazione dedicata al mondo della radio. Si parlerà del passato, del presente e del futuro del mezzo radiofonico dalle 6 del mattino a tarda notte, in un palinsesto scandito da voci che hanno fatto la storia alla radio, soprattutto da esperienze che testimoniano la straordinaria vivacità di questo mezzo e dei suoi diversi linguaggi.

L'evento della giornata sarà il lancio di un nuovo spazio in rete: "Classica radio" interamente dedicata alla musica classica con ascolti gratuiti di grande musica dagli archivi di Via Asiago.

Fahrenheit racconterà le radio che hanno fatto la storia e le radio del futuro con Giacomo Mazzone e Andrea Borgnino.

Ma chi volesse già contribuire al Radiopride di Fahrenheit può raccontarci una sua storia legata alla radio, alla Caccia al Libro, al Passalibro, ad un evento speciale, mandando una mail a fahre@rai.it<mailto:fahre@rai.it>.

La settimana di Fahrenheit, come sempre ricca di ospiti e di idee, inizia con:

Lunedì 11: Un'intervista a Maria Jatosti, autrice di Per amore e per odio (Manni) "la lunga lettera della sua vita" e, per il Libro del giorno: Mauro Covacich, A nome tuo, (Einaudi).

Martedì 12: Il Libro del giorno sarà: Ricette di famiglia di Roberto Barbolini (Garzanti)

Mercoledì 13: Parleremo di storie di uomini d'arme e di valore con Fabio Mini, autore di Eroi della guerra (Il Mulino). Il Libro del giorno: sarà quello di Gianluca Antoni, Cassonetti, Pequod.

Giovedì 14: Michel Onfray, il filosofo francese post-anarchico, autore del Trattato di ateologia presenterà il suo controverso saggio sul padre della psicoanalisi: Il crepuscolo di un idolo, edito in Italia per Ponte alle Grazie. Per il Libro del giorno: Giuseppe Culicchia, Ameni inganni, Mondadori

Le cinque storie di Fahrenheit saranno quelle di Bruno Osimo tratte dal Dizionario affettivo della Lingua ebraica, Marcos y Marcos.

mercoledì 6 aprile 2011

150 -Laicità - Tra Porta Pia e il Quirinale

di Vera Pegna
Unione Atei, Agnostici, Razionalisti (Uaar)
Il quotidiano dei vescovi, L’Avvenire, ricordava qualche giorno fa che l’unità d’Italia si è fatta contro il potere temporale del papa e dulla Repubblica Corrado Augias ha ricordato l’avversione di Pio IX per il movimento unitario.

Verissime le due osservazioni. Ma come è stata vissuta quell’unità dalla controparte del papa, l’Italia, intesa come istituzioni e come popolo? Ebbene, l'Italia l’ha vissuta dichiarando il 20 settembre festa nazionale e volendola tale per sessant’anni, cioè fino alla firma dei patti lateranensi.

L’ha vissuta altresì ricordando quella data nelle sue strade e piazze più belle. A Torino via XX settembre parte dal Duomo, a Palermo sfiora il teatro Massimo, a Genova congiunge i due maggiori slarghi della città, a Trieste è un bel viale, a Firenze un lungarno, e poi Bologna, Montecatini, Trapani, Brescia, Cecina, Nuoro e centinaia di altri municipi hanno dedicato vie importanti.

Roma ha scelto, con la sua Via XX settembre, di collegare Porta Pia con il colle del Quirinale. Non mi risulta che una sola città italiana abbia dedicato al 17 marzo nemmeno un vicolo.

Scrivo questo per due ragioni: la prima perché quando fu proclamato il regno d’Italia il 17 marzo 1861 mancavano ancora Venezia e Roma. Ora, decidere sic et simpliciter di ignorarlo, mettendosi quindi nella condizione di dover evitare, nei discorsi ufficiali, persino di nominare il 20 settembre è una mancanza di rispetto per noi italiani e per la nostra storia. È il minimo che si possa dire al riguardo.

Né sorprende che lo scorso 20 settembre la presa di Porta Pia sia stata celebrata non – come di consueto - dalle autorità italiane seguite dalle associazioni laiche ma dal cardinal Bagnasco e dal Movimento politico Militia Christi, mentre le associazioni laiche si sono viste respinte trecento metri più in là, i soci delle predette associazioni identificati dalla Digos, le loro bandiere vietate.

C’era da aspettarselo dato che, come scriveva Orazio La Rocca su La Repubblica dello scorso 27 luglio, da molti mesi il sindaco di Roma e la Curia vaticana stavano studiando come «celebrare i 140 anni della presa di Porta Pia con un programma di eventi senza venature anticlericali e antivaticane e senza elementi polemici non graditi Oltretevere».

La seconda ragione per cui scrivo queste righe riguarda il potere temporale della Chiesa cattolica. Tale potere si esplica in tanti modi, anche approfittando di una classe politica indegna, pronta a utilizzare denari pubblici e a stravolgere il significato della Costituzione – vedi scuola – pur di essere legittimata dalla Chiesa.

Dunque, ben vengano i ripensamenti e i buoni propositi del cardinal Bagnasco, ben venga una Chiesa cattolica maggiormente incline a occuparsi dello "spirito" anziché dei “diritti istituzionali delle chiese”, come disse papa Benedetto a proposito del trattato di Lisbona. 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Crocifisso
Sulla Sentenza Lautsi contro Italia della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti Umani
Il 18 marzo 2011 la Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti Umani ha deciso definitivamente il caso Lautsi c. Italia.

Il ricorso della signora Lautsi chiedeva alla Corte di accertare che la decisione della scuola di non rimuovere il crocifisso dall’aula scolastica ove facevano lezione i propri figli violava l’obbligo per le autorità statali di rispettare il diritto dei genitori a garantire l’insegnamento e l’educazione dei propri figli in conformità con le proprie convinzioni religiose e filosofiche ed il diritto di libertà religiosa.

La Seconda Sezione della Corte, a novembre 2009, aveva ritenuto che la presenza del crocifisso violasse i diritti della ricorrente e la libertà di coscienza di coloro che sono i destinatari dell’attività di proselitismo. La Grande Chambre ha deciso in senso contrario.

La recente sentenza ha deciso di prendere le distanze da quella della sezione semplice su due punti: (a) l’impossibilità di ritenere ragionevolmente che un simbolo religioso alla parete della classe abbia o meno effetto sui giovani la cui convinzioni sono in via di formazione (b) che, nell’applicazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani, vi è un margine di apprezzamento di ogni Stato contraente relativamente alla decisione di (b1) proseguire una tradizione, (b2) organizzare l’ambiente scolastico, (b3) dare preponderante visibilità ad una religione se non si configura un indottrinamento.

Tale margine di apprezzamento sarebbe confermato dal fatto che non vi è una normazione o una prassi comune ai diversi Stati europei circa l’esposizione (o meno) di simboli religiosi nelle scuole.

La sentenza ci pare argomentata in maniera meno completa e meno rigorosa di quella della seconda sezione e l’opinione dissenziente espressa dai giudici Malinverni e Kalaydjeva illustra bene i passaggi critici. Sicuramente il dibattito giuridico non è destinato a sopirsi.

E’ grave e preoccupante che la Corte abbia evitato di esaminare, come sarebbe stato doveroso, la questione della violazione dell’art. 9 della Convenzione nella prospettiva del diritto degli scolari a credere o a non credere, ritenendo che non sussista alcuna distinzione rispetto alla violazione dell’articolo 2 del protocollo n. 1. Il diritto degli scolari a credere o non credere in una religione aveva assunto, invece, grande rilievo nella sentenza della seconda sezione della Corte di Strasburgo.

D’altra parte, la sentenza non approva la posizione del Governo, i cui argomenti difensivi sono stati in gran parte contestati dalla Corte, ma si limita a riportare, per ora, il dibattito giuridico e politico nei confini nazionali. Con alcune significative prese di posizione: (a) il crocifisso rappresenta indubbiamente e primariamente un simbolo religioso, (b) l’esposizione del crocifisso privilegia una religione sulle altre, (c) l’esistenza di una tradizione non esime lo Stato dal rispetto dei diritti (d) lo Stato si deve comunque far carico di garantire che gli atti e i comportamenti dell’istituzione scolastica siano pluralisti e inclusivi. Qui la Corte europea, dato atto del contrasto nella giurisprudenza nazionale, pare invitare con garbo i giudici italiani a rivedere alcune affermazioni pregiudizialmente favorevoli all’esposizione del Crocifisso e a valutare con attenzione i casi concreti alla luce della Costituzione e della legislazione nazionale.

Ringraziamo la famiglia Albertin-Lautsi per l’impegno profuso in questi anni per far valere un diritto ed un principio che appartengono a tutti noi.

Non muta la nostra preoccupazione che attraverso la presenza di un simbolo religioso nei locali scolastici si possa giustificare il privilegio di una religione “prevalente” e dunque favorire una predominanza della chiesa cattolica romana e delle sue gerarchie nella realtà sociale e politica italiana, come più volte in questi anni abbiamo dovuto constatare e denunciare. Si accentua la nostra preoccupazione per l’atteggiamento dei Governi e della c.d. opposizione politica, che rivela l’intento di conservare una sorta di gerarchia di fedi religiose con al vertice il cattolicesimo, ex religione di stato detronizzata di diritto, a seguito della revisione pattizia del 1984, ma di fatto sempre dominante, e via via le altre religioni o convinzioni personali.

Una visione lungimirante della nostra storia e della nostra società ci induce a continuare ad impegnarci con maggiore determinazione per ottenere un pluralismo inclusivo e un sistema di garanzie capace di assicurare la laicità e la neutralità delle istituzioni civili.

CGD - Coordinamento Genitori Democratici Onlus, Angela Nava
CIDI - Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, Sofia Toselli
Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Bruno Moretto
Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni, Tullio Monti
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, Tullio Monti
Consulta Romana per la Laicità delle Istutuzioni, Flavia Zucco
Consulta del Verbano-Cusio-Ossola per la Laicità delle Istituzioni
FNISM - Federazione Nazionale degli Insegnanti, Gigliola Corduas
MCE - Movimento di Cooperazione Educativa, Maria Cristina Martin
Scuola per la Repubblica, Antonia Sani
UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Raffaele Carcano
Rete Laica Bologna, Maurizio Cecconi
Fondazione Critica Liberale, Enzo Marzo
Associazione Italialaica.it, Mirella Sartori
Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno", Maria Mantello
C.I.E.I. - Comitato Insegnanti Evangelici Italiani, Lidia Goldoni
Movimento d'azione Giustizia e Libertà, Antonio Caputo
Associazione nazionale Liberacittadinanza, Maria Ricciardi Giannoni
Democrazia Laica, Enrico Modigliani
Associazione "31 ottobre per una scuola laica e pluralista, promossa dagli evangelici italiani", Nicola Pantaleo
CRIDES - Centro Romano di Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola, Antonia Sani
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, Cesare Pianciola

www.torinolaica.it     

CANZONI DI LAVORO E D'AUTORE - SORRISO AMARO

http://www.dodohug.ch/


I loro concerti al Coopi di Zurigo diventano un CD e conquistano il primo posto nella hit parade di qualità delle emittenti pubbliche di Belgio, Austria, Germania e Svizzera (http://www.liederbestenliste.de/).


Lei, Dodo Hug,  cantante raffinata, geniale, divinissima; lui, Efisio Contini, solido strumentista e cantautore di origini cagliaritane ci dicono all'unisono: "Volevamo dare una botta di vita a questa situazione, tentando un raccordo tra passato, presente e futuro".

    Sorriso amaro rivisita Woody Guthrie e i canti delle mondine; commenta la crisi finanziaria (Circolo vizioso) e ripesca Sante Caserio; purtroppo non include Gorizia che nei concerti invece c'è sempre ed è sempre struggente, ma riesce a restituirvi Sciur padrun e Bella ciao come non le avevate mai sentite. Insomma, merita.

    Sorriso amaro, il CD edito a Berna da Zytglogge, è in cima alle classifiche di qualità tedesche. Efisio Contini commenta a caldo la notizia del primo posto, rimbalzata dalla Germania: "Gestazione lunga, molto lunga, iniziata cinque anni fa con lo sfratto del Cooperativo: ne sono nati tre concerti di Capodanno, uno d'addio alla vecchia sede nel 2008, l'altro d'inaugurazione della nuova nel 2009, e poi ancora nel 2010".

    Concerti ormai leggendari, seguiti a un lungo lavoro di ricerca e sperimentazione, condotto e sviluppato insieme a Dodo Hug, compagna di vita e di scoribande musicali. Poi l'uscita del disco. Pensavano di non raggiungere i soliti livelli di ascolto e invece... "Uno stupefacente impatto emotivo di straordinaria attualità".


http://www.news.ch/Dodo+Hug+Sorriso+Amaro/457234/detail.htm

mercoledì 30 marzo 2011

Crocifisso in aula - Il rammarico delle Chiese evangeliche

La sentenza della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo non realizza lo Stato laico

 

Roma (NEV), 23 marzo 2011 - A poche ore dalla pubblicazione della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) di Strasburgo nel caso Lautsi contro l'Italia sul crocifisso nelle aule scolastiche, lo scorso 18 marzo la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha diffuso il seguente comunicato stampa:

    "La FCEI si rammarica che il 'caso italiano' sia stato ancora una volta occasione di una normativa eccezionale, che non realizza pienamente uno Stato laico, in cui tutti possano riconoscersi, senza discriminazione di credo religioso o altro (art. 3 della Costituzione Italiana). I crocifissi continueranno a essere presenti nelle aule scolastiche e nei tribunali, ma per le minoranze che hanno ricevuto i diritti civili e di culto poco più di 150 anni fa, come le chiese evangeliche, questi crocifissi non rimanderanno a una comune appartenenza o cultura italiana.

    Essi appariranno invece, come sono, retaggio di una società dominata dalla cultura cattolica e dai suoi simboli. Pur conoscendo, a livello ecumenico, che le forze migliori della chiesa cattolica si propongono di costruire insieme una società di convivenza multireligiosa e interculturale, invitiamo ad approfondire il confronto sui temi della laicità e in particolare di una presenza plurale nella scuola pubblica".

    Nella sentenza della CEDU, che definisce il crocifisso quale "simbolo passivo", si legge tra l'altro: "se è vero che il crocifisso è prima di tutto un simbolo religioso, non sussistono tuttavia nella fattispecie elementi attestanti l'eventuale influenza che l'esposizione di un simbolo di questa natura sulle mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli alunni. Inoltre, pur essendo comprensibile che la ricorrente possa vedere nell'esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai suoi figli una mancanza di rispetto da parte dello Stato del suo diritto di garantire loro un'educazione e un insegnamento conformi alle sue convinzioni filosofiche, la sua percezione personale non è sufficiente a integrare una violazione dell'articolo 2 del Protocollo n° 1", quello cioè riferito al diritto fondamentale all'istruzione. Inoltre la CEDU considera che "non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne", dato che in Italia "il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione hanno delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e che la Corte Costituzionale non si è pronunciata sulla questione". Con questa decisione la Grande Camera della CEDU a grande maggioranza (15 giudici contro 2) ha ribaltato quanto reso il 3 novembre 2009 in prima istanza all'unanimità dai 7 giudici della Camera (vedi NEV 44 e 45/09).

La politica del desiderio - Contente di essere donne

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Riceviamo e volentieri segnaliamo

 

Clara Jourdan presenta

 

Mercoledì 30 marzo 2011, ore 16,30

Centro Donna Liliana Paoletti Buti del Comune di Livorno

Largo Strozzi 3 - Livorno

 

"La politica del desiderio" è un racconto corale: … sono tante le protagoniste di questa storia fatta di storie personali che hanno il fascino e la magia di una parzialità vissuta, il cui ricordo emoziona, le cui parole sono pezzi di vita. Donne che si dedicano con passione a cercare strade di un differente stare al mondo e fare politica mettendo in gioco tutto: pensieri, corpi, emozioni.

    Passioni, desiderio, azzardo e scommessa sono alla base delle molte storie narrate … a tenerle insieme un filo di pensieri e di pratiche che sembrano dire a ogni donna: "Va' avanti!".

    La politica del desiderio (Italia, 76', 2010) è un film documentario scritto da Flaminia Cardini, Lia Cigarini, Luisa Muraro, Manuela Vigorita, per la regia di Manuela Vigorita e Flaminia Cardini. Prodotto da Libreria delle donne di Milano e L'altra vista, con il contributo di Programma MEDIA dell'Unione Europea, Trust Nel Nome Della Donna, Associazione per gli studi delle donne «Maria Grazia Zerman». Accompagna il film un breve volume, a cura di Clara Jourdan, sull'originalità del femminismo italiano.

    Ci è sembrata, questa, una buona maniera per continuare il nostro "ragionare" con Liliana Paoletti Buti, di cui possiamo sicuramente dire "..il suo ricordo emoziona…".

    L'anno scorso, il 13 marzo,  ci siamo date appuntamento e ci siamo promesse di avviare e conservare la tradizione di "una giornata per Liliana", che ci permettesse non solo di ricordarla insieme, ma di fare insieme ciò che ha insegnato a tante di noi: pensare, condividere un progetto, far agire la differenza, contente di essere donne.