martedì 21 ottobre 2014

Togliatti, Gramsci e… me

FONDAZIONE NENNI
 
Finalmente ho scoperto il retroscena della violenta campagna comunista del 1963 contro il mio libro Antonio Gramsci e l'ho scoperto nel volume La Guerra di posizione in Italia.
 
di Giuseppe Tamburrano
 
Ho scoperto il retroscena della violenta campagna comunista del 1963 contro il mio libro Antonio Gramsci e l'ho scoperto dal volume: "La Guerra di posizione in Italia" di Palmiro Togliatti (Einaudi 2014), che contiene l'epistolario del segretario del PCI negli anni 1944-1964, a cura di Gianluca Fiacco e Marialuisa Righi.
    Scrivono i curatori: «Il 20 agosto 1963 apparve sull'Unità una recensione di Mario Spinella alla biografia di Gramsci scritta da G. Tamburrano. Spinella, pur rilevando i limiti del volume, gli riconosceva il merito di aver affrontato una "non facile impresa", seguendo il giusto metodo di "non separare mai il pensiero di Gramsci dallo svolgimento della sua vita e soprattutto dalle esperienze che Gramsci andava via via compiendo come militante e dirigente operaio». La recensione suscitò l'immediata reazione di Togliatti che, da Cogne dove era in vacanza, scrisse a Luca Pavolini, caporedattore di "Rinascita", perché la rivista recensisse il libro in modo più consono:
    «Il libro del Tamburrano è cattivo e merita una recensione negativa vivace. La recensione dello Spinella è nettamente sbagliata: non vede che non si tratta di indicare errori e sbagli particolari ma di scoprire la chiave di questi errori. Essa sta nel fatto che il libro è scritto per dimostrare che il nostro Partito ha avuto torto. La verità e perfino l'informazione sono trascurate e sempre contraffatte, quando provengono da noi o spiegano ciò che abbiamo fatto in una luce ragionevole. Non esiste alcun criterio di giudizio storico: si giudica del 20′-21′ con il metro di oggi etc. etc.. Anche la figura di Gramsci oggi è male tratteggiata, convenzionale, non veritiera, collocando a contorno delle cose vere un mucchio di banalità letterarie, etc. Però la recensione del Massara non va. Comincia bene, ma poi non prosegue. Sembra la recensione di uno che non ha letto tutto. Farei fare una recensione completa e seria allo stesso Massara o a Franco Ferri (criticando Spinella)».
    Del mio libro si occuparono Massara e Rinascita. Il primo scrisse numerosi articoli sul quotidiano vicino al Pci "Paese Sera" prendendo di mira gli errori di stampa che erano tanti per la mia inesperienza di correttore di bozze e perché il libro uscì con una piccola e onorata casa editrice, avendo tutte le grandi case rifiutato il mio scritto. E fummo in due, io e l'editore, a non curare adeguatamente le bozze. La campagna di "Paese Sera" provocò la reazione di Norberto Bobbio che avvertì il direttore che non avrebbe più collaborato se fosse proseguita l'opera di lapidazione del mio Gramsci.
    Il libro ottenne allora una lunga e positiva recensione di Spinella, che come si legge nel testo della sua lettera, fece infuriare Togliatti.
    Ma non finisce qui. Rinascita obbedisce a Togliatti e scrive una recensione ridondante di errori e stupidaggini. Io invio una lettera di rettifica che non vede la luce la settimana successiva. Rinascita invece pubblica una lunga errata corrige nel goffo tentativo di raddrizzare la recensione (avrebbe potuto riassumere: il recensore era ubriaco). E poi con molta nonchalance nel numero successivo pubblica la mia lettera con il commento: "Vedi l'errata corrige pubblicata nel numero precedente".
    Al mio libro fu assegnato il premio Viareggio. Ma durante il viaggio per raggiungere la città telefonai a casa per chiedere notizie e mi fu detto che vi era stata una comunicazione che annunciava che il premio non sarebbe stato assegnato a me.
    Temo che peggio di me se la sia passata Spinella.
    Anni dopo – Togliatti era morto – uscì la seconda edizione delGramsci e il "Paese Sera" riconobbe di avere sbagliato. Anche Marcella Ferrara della redazione di Rinascita si scusò: "Ti abbiamo sulla coscienza!".
    Un piccolo episodio di vita democratica del PCI, dell'etica e della cultura del Migliore.
    Povero Gramsci!